La Uil: «Penalizzati medici e paramedici al lavoro in carcere»

SULMONA. Medici e paramedici delle carceri della provincia dell’Aquila penalizzati dalla nuova sanità penitenziaria. L’allarme arriva dalla Uil, Mauro Nardella, segretario provinciale e...
SULMONA. Medici e paramedici delle carceri della provincia dell’Aquila penalizzati dalla nuova sanità penitenziaria.
L’allarme arriva dalla Uil, Mauro Nardella, segretario provinciale e vicesegretario regionale della Uil Penitenziari scrive al presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso per sollecitare provvedimenti.
A preoccupare il personale in servizio, soprattutto nel penitenziario di massima sicurezza di Sulmona, è che entro giugno potrebbero arrivare medici e paramedici a sostituirli. Personale “pescato” dalle graduatorie della Asl.
Il 24 novembre scorso D’Alfonso ha firmato un provvedimento che prevede tale possibilità «che metteva a rischio, e tuttora lo fa» rimarca Nardella «il futuro del personale in servizio e rischia, di fatto, di buttare alle ortiche le loro sacrosante aspettative e la loro pluriennale esperienza».
In altri istituti, il personale è stato stabilizzato negli anni scorsi. Non così nella provincia dell’Aquila dove sono a rischio i normali livelli di assistenza e sicurezza.
«Non ritengo sia giusto nei confronti dei lavoratori, dei detenuti e, ci aggiungerei, di tutto il personale penitenziario» aggiunge Nardella «adottare provvedimenti che non rispecchiano quelli già presi nelle restanti Asl abruzzesi e che in tempi brevissimi, stabilizzarono la posizione di tutti i medici, infermieri, fisioterapisti lavoranti in quelle sedi facendo, nel contempo, relegare gli stessi operatori di settore aquilani e soprattutto del carcere di Sulmona, a meri figli di un Dio minore».
Secondo il sindacalista la sostituzione del personale in servizio costerebbe di più alla collettività.
«Cosa dire dei livelli di insicurezza che, stante l’inesperienza degli arrivandi» conclude il sindacalista Nardella «unita all’esiguo numero degli stessi, si creerebbero in un carcere dove, ricordiamolo, sono reclusi 500 tra i più pericolosi criminali? Le chiediamo di rivedere il decreto da lei emanato prevedendone, per il bene di tutti, uno che tenga in seria considerazione la professionalità, l’esperienza, l’abnegazione e l’innato spirito di sacrificio dell'attuale quadro organico. Il compito è molto facile: adottare le stesse politiche portate avanti nelle restanti province abruzzesi». (c.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

