La Uil: «Stesse stanze a detenuti e pazienti»

14 Gennaio 2020

SULMONA. Pazienti e detenuti ricoverati nelle stesse stanze dell’ospedale, con grandi rischi per i ricoverati e disagio per gli agenti penitenziari. Per questo Mauro Nardella, segretario generale...

SULMONA. Pazienti e detenuti ricoverati nelle stesse stanze dell’ospedale, con grandi rischi per i ricoverati e disagio per gli agenti penitenziari. Per questo Mauro Nardella, segretario generale territoriale della Uil Pa, chiede l’attivazione del repartino blindato dedicato ai detenuti. Da qui, l’invio da parte del sindacalista di una lettera, indirizzata tra gli altri al nuovo prefetto Cinzia Torraco, al presidente della Regione Marco Marsilio, all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì e al sindaco Annamaria Casini. «Malgrado il territorio peligno possa vantarsi di avere uno degli ospedali più avveniristici d’Italia», spiega il sindacalista della Uil, «è da irresponsabili il fatto che l’Asl non acconsenta ancora all’utilizzo del repartino per i detenuti. La ragione per il quale ciò sta accadendo sembrerebbe essere riconducibile alla mancata attivazione dell’unità operativa nella quale le stanze blindate sono state ricavate, vale a dire il reparto di lungo degenza. Se ciò dovesse corrispondere al vero non si capirebbe il motivo per cui il luogo che porta i detenuti ad essere ricoverati a Sulmona, per lo più per essere poi sottoposti ad intervento chirurgico, non abbia visto la sua realizzazione proprio nel reparto di chirurgia».
Nardella ricorda la pericolosità dei detenuti ospitati nella struttura sulmonese. «Infatti, anziché utilizzare una struttura blindata, così come lo è il nuovo repartino detentivo ospedaliero completo degli standard di sicurezza previsti, i detenuti di Sulmona, che sono tutti di elevato spessore criminale, attualmente vengono ricoverati nelle normali camere di degenza dei reparti, in regime di promiscuità con altri degenti e con tutto ciò che ne consegue in termini di sicurezza e numero di poliziotti penitenziari da utilizzare. La Uil ritiene che si stia sottovalutando in maniera importante il discorso. Per questo entro metà febbraio, in mancanza di novità saremo pronti a scendere in piazza». (f.p.)
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