«La verifica sismica è da rifare»: altri ritardi per il teatro comunale

Gli intoppi burocratici non finiscono, una “macchia” per la città che vuol essere Capitale della cultura La riapertura è attesa da oltre 14 anni. L’altro nodo: si aspettano i cinque milioni di euro mancanti
L’AQUILA. Verifica sismica da rifare. I tempi di riapertura del teatro comunale dell’Aquila rischiano di subire ulteriori ritardi. A causa di una modifica della normativa, infatti, il Rup (responsabile unico del procedimento), Antonio Zunno, ha disposto un nuovo studio sulla risposta dell’edificio in caso di terremoto. Insomma, mentre il capoluogo presenta al ministero il dossier di candidatura dell’Aquila a Capitale italiana della cultura 2026, la città rischia di non poter fruire di uno dei simboli della sua vocazione artistica ancora per diverso tempo.
LA DETERMINA
Nei giorni scorsi, il segretario regionale ad interim, Federica Zalabra, ha firmato una determina per l’affidamento del servizio e della progettazione degli interventi al raggruppamento temporaneo di professionisti costituito da Seti Engineering srl (capogruppo), studio Conversano srl (mandante) e l’architetto Pierfrancesco Giancane (mandante), con sede a Monteroni di Lecce. L’incarico «dovrà svolgersi in 60 giorni naturali e consecutivi decorrenti dal verbale di consegna del servizio» si spiega nel documento. Il raggruppamento ha offerto un ribasso del 28% da applicarsi sull’importo a base di gara pari ad 255.652,60 euro, per un totale ribassato di circa 184mila euro, oltre cassa e Iva di legge.
SI ACCUMULANO RITARDI
L’obiettivo iniziale, di alzare l’antico sipario, restaurato dopo il terremoto, entro il 2023, a 150 anni dal ballo in maschera con cui si inaugurò la struttura, resterà dunque solo una speranza: i tempi per la riconsegna del teatro comunale si sono dilatati rispetto al previsto. Nel 2021 era stato presentato il progetto per l’ultima tranche dell’intervento, che tuttavia ancora non parte. Il progetto dovrà essere integrato appunto con questo nuovo studio sismico.
SECONDA TRANCHE
L’ultimo lotto di opere richiederà almeno un anno prima che si possano riaprire i battenti dell’antico edificio. Ma sul cronoprogramma non vi è certezza. D’altra parte, se molto è già stato fatto all’interno della struttura (sono stati spesi 10 milioni di euro lordi), tanto è ancora da fare: interventi di miglioramento sismico, l’impiantistica, le finiture architettoniche, la scenotecnica e l’arredo.
I FONDI
Alle questioni burocratiche si sommano anche quelle economiche: oltre ai 10 milioni spesi, infatti, sono a disposizione del Segretariato altri 8 milioni e 300mila euro lordi: una cifra insufficiente al completamento delle opere. Già nei mesi scorsi è stata fatta la richiesta al ministero di uno stanziamento straordinario di cinque milioni, che tuttavia tarda ad arrivare. Altro nodo.
DUE SECOLI DI STORIA
Gli aquilani attendono ormai da oltre 14 anni la riapertura dello storico teatro, edificato nel seconda metà del XIX secolo, su progetto di Luigi Catalani con la collaborazione dell’ingegnere Achille Marchi, e dal 1963 sede del Teatro stabile d’Abruzzo, il principale ente teatrale della regione.
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