La vicina terrorizzata: mi sono chiusa in casa

13 Novembre 2014

Il tabaccaio Di Pasquale se l’è trovato davanti: disarmato dalla polizia, abbiamo avuto paura

AVEZZANO. «Non aveva il controllo di sé e quando ho visto la pistola ho avuto paura». È ancora provato da quanto accaduto Gianfranco Di Pasquale, che insieme alla moglie Clara Raschiatore gestisce la tabaccheria in piazza Cavour. Durante l’incursione di Pollicelli, all’interno dei locali c’erano i due gestori e una giovane promoter. «Il giovane mi ha chiesto in modo concitato di chiamare il 113» continua Di Pasquale «diceva di avere i ladri in casa, di essere seguito, e che dovevamo chiamare la polizia. Quando dal bancone mi sono tirato più in avanti, ho visto la pistola. Ho chiesto al giovane cosa ci facesse con un’arma in mano e lui si è giustificato dicendo che aveva fatto il metronotte. Sono stati minuti terribili ma la polizia è arrivata subito», conclude, «per gli agenti non è stato facile farsi consegnare la pistola e nemmeno bloccarlo, perché continuava a dimenarsi».

«Si è sentito un forte trambusto che proveniva dal suo appartamento» spiega una ragazza che abita nella stessa palazzina del giovane, «poi ho sentito gli spari e mi sono chiusa in casa. È stato terribile».

Ad accorgersi dell’ex metronotte in strada, con la pistola tra le mani, è stata anche un’anziana. «Ho sentito prima un rumore fortissimo» racconta C.A. «e poi uno sparo. Ho spostato la tenda e l’ho visto passare. Aveva la pistola all’altezza del volto. Ho avuto tanta paura, i miei figli sono fuori a lavorare e io sono sola. Ho chiuso la tenda e mi sono fatta subito indietro».

Alla fine di via Taormina, Pollicelli ha suonato al campanello di una vicina.

«Lo conosco di vista» racconta ancora terrorizzata «abita qui da quando c'è la palazzina. Non mi funziona l’apertura automatica del portone e così mi sono affacciata al balcone. L’ho guardato e ho capito che c'era qualcosa che non andava. Gli ho chiesto cosa volesse e lui mi ha fatto segno di scendere perché c’erano i ladri nel quartiere. Poi mi ha detto che erano scappati e che erano andati anche in una banca e mentre mi indicava la piazza ho visto che aveva la pistola tra le mani. A quel punto», conclude la giovane, «sono rientrata velocemente dentro, impaurita. Da lì ho visto l’arrivo la polizia e tutto il resto. Siamo tutti dispiaciuti per quanto è successo. Un bravo giovane. Non sappiamo che cosa gli sia preso». (m.t.)

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