La villa dei Torlonia diventa il museo della vita contadina

27 Luglio 2016

AVEZZANO. «In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo; poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi i cani delle guardie. Poi il nulla. Poi ancora il...

AVEZZANO. «In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo; poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi i cani delle guardie. Poi il nulla. Poi ancora il nulla. Poi vengono i cafoni». Quando Silone descriveva, in Fontamara, questa drastica divisione sociale forse non immaginava che la storia e il tempo avrebbero capovolto questa scala sociale. L’amministrazione comunale di San Benedetto dei Marsi lo fa oggi, almeno simbolicamente. Ha deciso, infatti, di allestire il primo museo marsicano dell’arte contadina, in una villa che, all’epoca, era stata destinata dal principe alle sue guardie, per vigilare sul “suo” latifondo. Strumenti di lavoro e oggetti dell’epoca, come forbici, zappe e vanghe, ma anche tini, botti e raspatrici del secolo scorso, verranno donati al futuro museo da un collezionista d’antiquariato di Roma, originario del paese del Fucino. «Sarà qualcosa di strepitoso per il territorio», ha commentato il sindaco di San Benedetto Quirino D’Orazio. La proprietà della struttura, dopo la riforma fondiaria, realizzata nel Dopoguerra – che consentì ai contadini di diventare proprietari dei terreni del feudo, rimasti incolti per troppo tempo – passò dalle mani dei Torlonia a quelle dell’Ente Fucino. Nel corso degli ultimi anni, la Regione aveva investito oltre 300mila euro per tenerla in piedi: è composta da decine di stanze e da una corte di oltre mezzo ettaro, ed è situata in pieno centro. «Abbiamo presentato un piccolo progetto», ha spiegato D’Orazio, «e pochi giorni fa la Regione ci ha concesso il via libera: ci consente di procedere alla valorizzazione della struttura che da anni è rimasta vuota. Nelle sue stanze faremo rivivere l’epopea dei cafoni del Fucino».

Dario Pallotta

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