La Zecca arriva da Roma e così nasce il quartiere chiamato Banca d’Italia

Nel 1939 il primo sopralluogo nei capannoni di un’ex industria tessile Ecco come fu scelta l’area dove ospitare le case per impiegati e operai
All’inizio del 1939 si cominciò a parlare della possibilità che la Zecca dello Stato potesse essere trasferita all’Aquila.
La Seconda guerra mondiale scoppiò nel settembre del 1939 e l’Italia entrò in guerra nel giugno 1940.
Un primo sopralluogo ai capannoni dove era stato ospitato a lungo uno stabilimento tessile – che dopo vari passaggi era diventato di proprietà della Snia Viscosa – venne fatto dall’ufficio tecnico erariale nell’aprile del 1939.
Ma è nell’ottobre dello stesso anno che l’idea di portare la Zecca da Roma all’Aquila si concretizza.
LA LETTERA
In una missiva del 3 ottobre partita dal Ministero dell’Interno diretta al prefetto dell’Aquila si legge: «Il governatore della Banca d’Italia (Vincenzo Azzolini, che lo fu dal 10 gennaio 1931 al 4 giugno 1944, ndc) ha in animo di far trasportare ad Aquila le Officine della Banca che oggi si trovano a Roma nel palazzo dell’Istituto in via Nazionale e via dei Serpenti. Una tale determinazione avrà indubbiamente per la città di Aquila una notevole importanza. A questo proposito giova tener conto che nelle Officine della Banca (cartiera, fabbricazione biglietti, stamperia, tipografia) lavorano oltre 600 operai. Si dice che Sua eccellenza il governatore abbia anche intenzione di migliorare e di ingrandire le Officine stesse portando a 800 e forse più il numero degli operai e delle operaie addette. Tale personale dovrà necessariamente trasferirsi all’Aquila. Attualmente sono in corso trattative tra la Banca d’Italia, il Demanio dello Stato e la società Snia Viscosa per rilevare da quest’ultima il complesso dei fabbricati industriali costituenti l’ex conceria militare già destinato dalla stessa Snia Viscosa a proprio stabilimento per la fabbricazione e la lavorazione della seta artificiale. Le pratiche sono a buon punto. Una volta che la Banca sarà entrata in possesso dello stabilimento ex conceria inizierà senz’altro i lavori di sistemazione e di adattamento dei padiglioni esistenti. Lavori che certamente non potranno avere una durata inferiore a circa sei mesi. Non essendo agevole allocare convenientemente un numero così rilevante di operai (quelli delle Officine) il Governatore avrebbe in animo di far costruire – e sempre in un tempo relativamente breve – una cinquantina di piccoli edifici a due piani (pian terreno e primo piano) di 4 appartamenti ciascuno e ognuno di questi formato da tre o quattro locali oltre ai servizi. Almeno quelli al piano terra dovrebbero avere, secondo l’intendimento del governatore, una piccola area di terreno da destinarsi a orto e cortile».
UFFICI E ALLOGGI
Per gli uffici e gli alloggi degli impiegati l’idea fu quella di far costruire non distante dalle Officine altri edifici dentro i quali realizzare anche appartamentini con una stanza e una cucina per le operaie nubili. «Nei giorni scorsi» si legge ancora nella lettera del Ministero «un ingegnere della Banca inviato dal governatore eseguì con le autorità locali un primo sopralluogo per la scelta dell'area sulla quale dovrebbero sorgere i nuovi edifici, area che per evidenti ragioni dovrebbe essere una località abbastanza prossima allo stabilimento situato in zona Stazione ma nello stesso tempo non troppo distante dalla città».
Alla fine, si legge in un documento conservato all’Archivio di Stato dell’Aquila, fu scelta la zona «tra via XX Settembre e via Barete adiacenti alle carceri giudiziarie» dove appunto sorse quello che ancora viene chiamato Quartiere Banca d’Italia.
LE CASE
Da una nota della Banca d’Italia nel novembre 1939 sappiamo che già in quel mese iniziarono le procedure per la gara di appalto sia per la sistemazione dei capannoni che per gli alloggi che erano così ipotizzati: 32 appartamenti per impiegati, 192 appartamenti per operai ciascuno di tre camere raggruppati in 32 casette di 6 appartamenti ciascuno , 130 appartamenti per operaie per un totale di 354 abitazioni dislocati appunto parte alla stazione e parte nel Quartiere Banca d’Italia.
LA NUOVA SEDE DELLA BANCA
Dalla stessa nota si apprende che in quel periodo erano in corso «i lavori di costruzione della nuova sede della Banca ad Aquila» a ridosso di piazza Duomo. Nel 1939 fu incaricato del progetto l’ingegnere Pietro Scandellari. I lavori furono eseguiti dall’impresa Barattelli Costruzioni e Restauri che stava ultimando la realizzazione del Palazzo dell’Ina ai Quattro cantoni. La prima fase costruttiva risultò completata nel 1941 con l’apertura dell’attuale sede. Il fabbricato venne poi completato nel 1962 per ospitare prima gli Uffici finanziari e dal post sisma 2009 la prefettura dell’Aquila.
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