Laboratori del Gran Sasso: bocciata la ditta esclusa

Il Consiglio di Stato: «Nella struttura attività a rischio di incidente rilevante» Controllo degli impianti e antincendio vanno affidati a imprese specializzate
L’AQUILA. Nel laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso si svolge attività «a rischio di incidente rilevante». Per questo motivo possono essere richiesti criteri particolarmente rigorosi, anche molto al di sopra rispetto a quelli previsti dalla legge e dalle norme comunitarie, nella scelta dell’impresa alla quale affidare il servizio di controllo continuativo degli impianti tecnologici e di gestione delle situazioni di emergenza. È quanto sostiene la quinta sezione del Consiglio di Stato, che ha bocciato definitivamente il ricorso della società Gielle, rappresentata dagli avvocati Anna Lillo e Nicola Di Modugno, contro l’Istituto nazionale di fisica nucleare, rappresentato dall’Avvocatura dello Stato, per l’annullamento dell’appalto affidato alla Professional Service, che attualmente gestisce il servizio di controllo degli impianti tecnologici, di primo intervento antincendio e di gestione delle situazioni di emergenza dei laboratori del Gran Sasso. Il contratto ha durata triennale. In origine, era stata proprio la Gielle ad aggiudicarsi l’appalto, ma in seguito la giunta esecutiva dell’Infn aveva disposto la revoca dell’affidamento in quanto era stato ritenuto che la ditta non possedesse un requisito importante per partecipare, quello di aver prestato un servizio analogo. Contro la revoca la Gielle aveva promosso un ricorso al Tar Lazio, respinto nel 2016, perché a parere del giudice non risultava adeguatamente provato il possesso del requisito di capacità tecnica. Anche l’appello ha sostanzialmente confermato l’orientamento dei giudici di primo grado. La richiesta del possesso del requisito, secondo i giudici «certo era giustificata dalla particolare situazione di pericolo in cui si trovano i Laboratori sotterranei del Gran Sasso, situazione tale da classificare l’attività svolta come a rischio di incidente rilevante». La decisione è stata motivata anche sottolineando che «tale esigenza era legata alla necessità di assicurare la completa incolumità di tutte le persone che quotidianamente avrebbero dovuto prestare la propria attività lavorativa all’interno dei laboratori sotterranei». I giudici di Palazzo Spada hanno rilevato, invece, che «la collocazione, il tipo di esperimenti svolti nel campo dell’astrofisica, nel rilevamento delle particelle e nella ricerca della materia oscura e ancor più le apparecchiature in dotazione, sia quelli prettamente adatti allo svolgimento delle ricerche, sia quelli per l’uso della struttura, fanno del laboratorio un unicum che ragionevolmente giustifica e rende congrua la richiesta di requisiti più che specifici per l’affidamento del servizio, pur se, forzosamente, ne deriva un restringimento della concorrenza».
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