Lago artificiale, rispunta il piano

Tagliacozzo, servirebbe a irrigare i Piani Palentini e potrebbe favorire anche lo sviluppo turistico
TAGLIACOZZO. Un invaso che risolva il problema dell’irrigazione dei Piani Palentini e alimenti la centrale idroelettrica di Tagliacozzo. Il progetto, della società «Condotte romane», risale ai primi anni Sessanta. Ma fu abbandonato per l’opposizione all’esproprio dei terreni da parte di alcuni proprietari. Successivamente l’idea è stata ripresa dal Pci-Pds-Ds di Tagliacozzo, che ne ha fatto un cavallo di battaglia. La scarsa rappresentatività in consiglio comunale e la mancanza di interlocutori a livello provinciale e regionale, però, non hanno permesso al partito di portare avanti il progetto. L’elezione di D’Alfonso alla presidenza della Regione ha riacceso le speranze. L’invaso, previsto in località Pantano, a ridosso del centro residenziale la Piccola Svizzera, verrebbe alimentato dalle acque di numerose sorgenti. A partire da quella del Vommeta, nel comune di Cappadocia, che nei pressi delle Grotte di Beatrice Cenci, attraverso un inghiottitoio, si inabissa, risorgendo a Villa San Sebastiano. Per finire con l’Imele, a Tagliacozzo. La portata del lago, a mille metri di altitudine, si aggirerebbe sugli 80 milioni di metri cubi di acqua. All’altezza del centro ippico «Il Pony» verrebbe realizzata una diga e, facendo defluire l’acqua attraverso una condotta sotterranea, si alimenterebbe la centrare idroelettrica di Valle delle Mole, a Tagliacozzo. La centrale si trova a poca distanza della risorgenza dell’Imele. Da tempo è inattiva. Con la realizzazione dell’invaso potrebbe ripartire alla grande: il dislivello non sarebbe più di circa 10 metri, ma di oltre 200. Inoltre potrà funzionare sempre a pieno regime. Mentre prima, d’estate, con la risorgenza dell’Imele ridotta a un filo di acqua, l’impianto si fermava.
«La centrale, ulteriormente potenziata», spiegano Remo Pascucci ed Evaristo Santini, dirigenti Pd, che da sempre si sono battuti per il progetto, «potrebbe produrre energia sufficiente a soddisfare le necessità dell’intera Marsica».
Ma l’invaso potrebbe anche risolvere il problema dell’irrigazione dei Piani Palentini: seimila ettari di terreno che, al contrario del Fucino, per mancanza d’acqua rimangono incolti. Il lago, mitigando i rigori del clima e favorendo la pesca sportiva, diverrebbe fonte di attrazione turistica. A realizzare l’opera potrebbe essere una società mista, di cui oltre al Comune di Tagliacozzo, la Regione e l’Enel, potrebbero far parte istituzioni pubbliche e private. L’unico ostacolo potrebbe venire dagli ambientalisti. Sarebbe interessante sapere già cosa ne pensano.
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