Lancio di monete a Lusi, nuovo processo

La Cassazione annulla la sentenza: fu preso di mira l’allora sindaco. Gli atti tornano in tribunale per la causa in sede civile
CAPISTRELLO. Colpo di scena nella vicenda del lancio di monetine contro l’ex sindaco di Capistrello Antonino Lusi e la sua giunta. La Cassazione ha infatti annullato la sentenza di primo grado emessa a maggio scorso dal tribunale di Avezzano che aveva visto l’assoluzione piena per tutti i capi d’accusa dell’allora consigliere di minoranza, Moreno Di Cintio. Il ricorso per saltum era stato presentato dall’avvocato Flavia Moscioni, che assisteva la parte civile, ed è stato accolto dalla Cassazione che ora ha emesso anche la sentenza di annullamento. Gli atti torneranno ora al tribunale di primo grado per il processo civile. Infatti i reati penali sono oramai prescritti. I fatti risalgono al 2012 quando l’allora primo cittadino, fratello dell’ex senatore della Margherita, Luigi Lusi, fu bersagliato politicamente, tanto che parte della minoranza insorse e chiese le dimissioni dell’amministrazione comunale. La maggioranza reagì convocando un’assemblea pubblica per spiegare ai cittadini la situazione. Fu proprio in quell’occasione che, secondo la pubblica accusa, Di Cintio distribuì un volantino nel quale, «offendeva l’altrui reputazione, in particolar modo del sindaco di Capistrello e i componenti della giunta, il cui contenuto riportava le seguenti frasi: vergognatevi, ci avete svergognato per tutta l’Italia, andate via, non vogliamo ladri in casa nostra, ricacciate i soldi che avete rubato, non basta quello che avete mangiato a Roma, volete mangiarvi anche Capistrello?». Sempre in quella occasione, rievocando lo storico episodio di vent’anni prima che vide protagonista Bettino Craxi, all’uscita dell’hotel Raphaël di Roma, furono lanciate delle monetine «all’indirizzo del tavolo della presidenza, offendendo l’onore e il decoro dei relatori e dei presenti pronunciando le seguenti parole: ladri, siete dei ladri, vergogna ladri, ladri... i miei soldi... ladri». Qualche giorno dopo venne convocato un consiglio che sfociò in una diatriba tra la maggioranza e l’opposizione e Di Cintio, sempre secondo l’accusa, «registrava e diffondeva su un sito web il proprio intervento, nel quale screditava il sindaco e la giunta con numerosi riferimenti alle vicende giudiziarie del senatore Lusi». Di Cintio era stato assolto per i reati di diffamazione a mezzo stampa per non aver commesso il fatto e perché il fatto non costituisce reato nell’ambito dell’intervento al consiglio comunale. Ora la Cassazione ha annullato la sentenza.
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