Lavori alla Campomizzi, testimonia Gabrielli

14 Aprile 2018

L’ex prefetto e oggi capo della Polizia: «Deroga agli appalti per l’emergenza. Eravamo angosciati dal rispetto dei tempi»

L’AQUILA. «Eravamo angosciati dal rispetto della tempistica. Ricordo tante emozioni, ma il filo conduttore di tutto era la celerità». Lo ha riferito l’ex prefetto dell’Aquila, e ora capo della polizia, Franco Gabrielli, chiamato a testimoniare da parte della difesa nel processo su presunte irregolarità nell’affidamento dei succosi appalti per la ristrutturazione dell’ex caserma Campomizzi, nel quale sono imputati imprenditori e funzionari del Provveditorato alle opere pubbliche. Secondo la Procura, il Provveditorato alle opere pubbliche avrebbe proceduto a una sorta di selezione preventiva delle aziende che avrebbero dovuto partecipare all'assegnazione, violando le regole del gioco.
Gabrielli, chiamato a testimoniare dagli avvocati Carlo Peretti e Antonio Milo, ha parlato anche di un aspetto tecnico sostenendo che si operava in regime di deroga al codice degli appalti vista la somma urgenza.
«Sapevamo che il ripristino della situazione sarebbe stato molto diluito nel tempo», ha aggiunto, «tenendo ben presente che lo scopo era di riportare gli aquilani in città. Ho il ricordo di continue sollecitazioni. Le persone che erano al lavoro al Provveditorato alle opere pubbliche non si sono certo risparmiate».
«Il tempo che passa», ha poi aggiunto, «scolorisce le tensioni ma quando si sta dentro a certe situazioni la realtà si percepisce in altro modo. Ma c’è stato un impegno senza titubanza non solo per i lavori alla Campomizzi, ma per tutto». Il capo della polizia, su domanda dell’avvocato Milo, ha detto di non ricordare se abbia fatto sopralluoghi di notte nei cantieri. E ha risposto negativamente anche alla domanda del pm Stefano Gallo, se avesse mai avuto l’impressione che alcune ditte, ora inquisite, fossero già pronte a entrare nel cantiere prima ancora che l’incarico fosse stato dato.
I lavori furono fatti in tempi rapidissimi, visto che l’inverno era alle porte e non si poteva stare in tenda. Sta di fatto che dopo appena 68 giorni la struttura fu riconsegnata: era il 14 novembre 2009.
Finita l’audizione di Gabrielli è stata la volta di Immacolata “Titti” Postiglione, sua moglie, già responsabile delle emergenze della Protezione civile. La quale, nella sua rapida deposizione, ha ricordato di sopralluoghi notturni fatti nel cantiere della vecchia caserma. Gabrielli, a margine della testimonianza, ha speso qualche parola sulla città dove è stato prefetto nell’immediato post-sisma e che ricorda con affetto. «Torno qui sempre volentieri e ho piacere di ritrovare persone e stringere loro le mani», ha detto, «sempre rispettando il dolore di chi ha perso tutto». Le persone imputate sono Giovanni Guglielmi, ex provveditore interregionale Opere pubbliche; Giancarlo Santariga, all’epoca provveditore aggiunto alle Opere pubbliche per l’Abruzzo; Giuliano Genitti, responsabile unico del procedimento; Claudio Quartaroli, direttore dei lavori; Filippo Di Giacomo, direttore dei lavori; Luigi Zaccagno, direttore operativo dei lavori; Carlo Clementi, dirigente del Provveditorato; Giovanni Benevieri, collaudatore statico delle opere; Giulio Vittorini, imprenditore edile; Enzo Romano Marinelli, imprenditore edile ed Ettore Barattelli, imprenditore edile e attuale presidente dell’Ance.
Gli imputati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Milo, Fiorella Fischione, Ernesto e Massimiliano Venta, Stefano Rossi, Carlo Peretti, Cesidio Gualtieri, Carlo Peretti, Vincenzo Calderoni, Massimo Bevere, Claudio Cagnoli.
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