Lavori alle Fontari «Sette milioni di euro sono insufficienti»

15 Luglio 2017

SaveGran Sasso e Progetto Montagna: dai nostri calcoli ci sono fondi per realizzare al massimo la seggiovia

L’AQUILA. «Con 15 milioni di euro per le strutture e 9 per la promozione turistica (dove sono?), oggi potevamo essere una seconda Livigno, zona franca compresa». Il comitato #SaveGranSasso e l’associazione “Progetto Montagna”, nati per tutelare la montagna aquilana e promotori della petizione popolare che ha raccolto oltre 11mila firme contro i vincoli ambientali, hanno ricostruito la storia dei fondi Cipe destinati al Gran Sasso.
La vicenda inizia l’8 aprile del 2013, quando il «Cipe seguendo quanto previsto dalla legge 39 del 28/4/09, destina 15 milioni al Gran Sasso e 9 milioni alla promozione turistica del cratere. Il 2 febbraio 2014 l’ufficio per la ricostruzione gira la prima tranche di 9 milioni dei 15 dentro le casse del Comune. Il 20 marzo viene approvato dal consiglio comunale il business plan per il rilancio del Gran Sasso: c’è Montecristo, ma non c’è la Fossa di Paganica con il collegamento. Il 31 luglio 2015, con una delibera di giunta viene emanato un avviso ricognitivo per una possibile privatizzazione. Un avviso di cui non si è saputo più nulla e completamente inutile, visto che se fosse entrato un privato non sarebbe stato possibile investire soldi pubblici».
Si arriva a dicembre 2015, quando «malgrado sulla delibera Cipe sia evidenziato che i soldi potranno essere utilizzati solo per il Gran Sasso, la giunta comunale destina 1,6 milioni al salvataggio di cinque istituzioni culturali della città. Quindi i 9 diventano 7,4. Il 21 marzo 2016 il consiglio comunale è costretto a rimodulare il business plan, perché i soldi non bastano, si tolgono da Montecristo, riducendo la capacità dell’unico impianto previsto. Da cabinovia si passa a una seggiovia. Siamo all’8 giugno 2017, quando con un’altra delibera di giunta, si tolgono altri 400 mila euro dalle risorse per destinarle all’acquisto di una turbina, i milioni da 7,4 diventano 7. Nella stesso documento si approva una maggiorazione di costi per l’ostello da 700mila euro a 1,1 milioni».
Dunque, facendo un po’ di conti e atti amministrativi alla mano, SaveGranSasso e Progetto Montagna ritengono che nelle casse del Centro Turistico del Gran Sasso, attualmente, dovrebbero esserci 7 milioni «a malapena sufficienti per pagare la sostituzione della seggiovia Fontari (costo 7,070 milioni). Sui 9 milioni erogati al Comune e poi girati a Ctgs rimane ancora da appurare quanto sia rimasto effettivamente all’azienda, perché dopo una stagione disastrosa come quella passata, con gli incassi vicini allo zero e con le spese schizzate alle stelle per la gestione diretta delle strutture (prima volta), non si capisce come possono essere state liquidate le obbligazioni contratte con fornitori e personale stagionale».
Inoltre, «ai 15 milioni diventati 7, nei vari giochi delle tre carte, si aggiungevano altri due finanziamenti per arrivare a 20 milioni, del tutto teorici. Il primo di 2,5 milioni di vecchi fondi Par-Fars destinati alle Fontari, di cui non si ha più notizia, e il secondo di 3 milioni, assegnati da una legge regionale alla costruzione della cabinovia di Montecristo, ora divenuta seggiovia, ma che non basteranno più e non possono essere sfruttati per altro. Dal 2 febbraio 2014, giorno in cui sono arrivati 9 milioni di euro nelle casse del Comune, a oggi sono passati 1247 giorni. Sono stati spesi a malapena 500mila euro per il Gran Sasso. Abbiamo un diverso concetto di rilancio dell’economia».
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