Lavori in 180 aggregati: «L’Aquila sarà più bella»

20 Gennaio 2016

La soprintendente Vittorini all’inaugurazione dell’edificio Ciavoli-Cortelli «I progetti degli immobili vincolati sono la quasi totalità del centro storico»

L’AQUILA. Non è vero che in centro storico le gru si stanno soltanto “alzando”, a testimonianza che i cantieri aprono. Sono molte quelle che si stanno dismettendo a testimoniare, ovviamente, il contrario: che la ricostruzione procede e i palazzi ricostruiti o restaurati vengono riconsegnati alla cittadinanza. Se poi verranno ripopolati lo sapremo presto, ma questa è un’altra storia. La città, quella fatta di pietre, sta cambiando volto. Tra i 300 cantieri attualmente attivi in centro storico (dati dell’Ufficio per la ricostruzione risalenti a poche settimane fa), ce ne sono molti che riguardano aggregati vincolati privati (per la ricostruzione pubblica la questione è diversa). Dal 2011 a oggi la Soprintendenza ha approvato circa 180 aggregati vincolati che costituiscono la quasi totalità del centro storico per quanto riguarda il patrimonio privato, per un importo complessivo di 600 milioni di euro. A fare il bilancio sulla ricostruzione nel cuore della città è la soprintendente unica per l’Archeologia, le belle arti e il paesaggio per L’Aquila e il cratere Alessandra Vittorini, intervenuta ieri in occasione della riconsegna di uno dei palazzi più belli dell’Aquila: Palazzo Ciavoli-Cortelli. Un gioiello architettonico tornato a nuova vita come già è accaduto nei mesi scorsi per diversi altri aggregati, come Palazzo Leli a piazza Chiarino, Palazzo Ciolina lungo corso Umberto, Palazzo Fibbioni in via San Bernardino, Palazzo Cipolloni in corso Federico II, Palazzo Cappa-Cappelli in corso Vittorio Emanuele, Palazzo Paone in corso Umberto, Palazzo Cappa a Santa Maria Paganica, Palazzo Pica in piazza IX Martiri, solo per fare qualche esempio. In molti hanno scoperto che L’Aquila è il quinto centro storico d’Italia soltanto dopo il terremoto di quasi sette anni fa, quando l’attenzione sul cratere sismico era massima. E invece «la quasi totalità del cuore cittadino è composto da edifici sottoposti a tutela», rimarca Vittorini, «e la ricostruzione in questo ambito procede spedita. I 180 aggregati sono degli interi isolati che, come si sa, comprendono anche due o tre beni culturali, palazzi e addirittura intere porzioni di città». Ci sono tutti i presupposti, secondo la soprintendente, perché «L’Aquila diventi molto più bella di prima». I progetti approvati sono diventati dei cantieri in modo abbastanza veloce (al netto dei ritardi iniziali dovuti alla fase del commissariamento e, poi, alla messa a punto di tutta la macchina organizzativa) anche grazie al processo di approvazione dei progetti e di erogazione dei fondi. «L’approvazione del progetto consente di attingere ai fondi della ricostruzione», spiega la soprintendente, «e quindi di spenderli. E la spesa di queste risorse consente poi l’erogazione di quelle successive – tramite il meccanismo dei Sal, lo stato di avanzamento dei lavori – ed è un percorso importante, quello che in gergo viene definito il “tiraggio” dei fondi, a cui questo lavoro di redazione dei progetti da parte di chi li predispone e di approvazione da parte della Soprintendenza ha dato un contributo importante». Concretamente significa che «questi progetti di fatto consentono la ricostruzione di quasi tutto il centro storico».

Marianna Gianforte

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