Lavori pagati con atti falsi Procura apre un’inchiesta

9 Luglio 2016

Nel mirino della Finanza i Sal di molti subappalti riguardanti la ricostruzione I fascicoli aperti dopo ripetute segnalazioni da parte di piccoli imprenditori

L’AQUILA. La Procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto un’inchiesta su diversi casi di pagamenti di Stati di avanzamento lavori (Sal) da parte del Comune dell’Aquila ottenuti da imprese, anche di rilievo, con false autodichiarazioni di saldo delle spettanze a subappaltatori e fornitori, requisito necessario per lo sblocco di somme spesso milionarie, relative a commesse per la ricostruzione.

Nel mirino imprenditori e funzionari comunali che hanno istruito le pratiche viziate da procedimenti non corretti che di fatto hanno messo in ginocchio molte piccole aziende ed artigiani che non hanno ricevuto per niente o in parte fondi per lavori fatti nell’ambito di interventi per la riparazione di immobili danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.

Le indagini portate avanti dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza dell’Aquila e coordinate dal pm David Mancini, potrebbero scoperchiare un pentolone di illegalità e soprusi in ebollizione da tempo con proteste e anche esposti e denunce alla magistratura.

La vicenda era salita alla ribalta delle cronache con esposti, denunce e proteste, anche in consiglio comunale di elettricisti, idraulici, piastrellisti e imbianchini esasperati.

La casistica è tornata di attualità con la recente inchiesta sul Comune capoluogo che vede indagati il sindaco, Massimo Cialente, accusato di aver indotto a pagare due Sal per circa 2,7 milioni di euro alla Palomar nonostante non ci fossero i pagamenti ai subappaltatori, e il funzionario dell’ufficio Liquidazione contributi Fabrizio De Carolis, che avrebbe sbloccato il pagamento senza i requisiti.

Al di là dell’inchiesta che riguarda il sindaco, la Finanza sembra essersi trovata di fronte a una lunga serie di vicende fotocopia e finora si procede contro ignoti. Se i sospetti dovessero essere confermati si andrebbe incontro all’ennesimo filone investigativo con più rivoli con decine di indagati tra imprenditori e funzionari comunali.

A denunciare le presunte false autocertificazioni di pagamenti delle opere eseguite dai subappaltatori sono piccoli imprenditori, stufi di essere vessati dalle imprese più grandi, riuniti in oltre 150 beffati dell’andazzo e decisi a un contenzioso per riavere i fondi e a presentare esposti alla Procura.

Lo scopo è di far venire fuori anche altre responsabilità, non solo degli imprenditori che non pagano e che falsificano documenti, ma anche di funzionari dei vari uffici comunali che non farebbero neppure controlli a campione sulle pratiche ignorando delle segnalazioni.

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