Lavori per 217 milioni finanziati e dimenticati

De Matteis: «90 progetti hanno i soldi in banca, ma da anni nessuno si interessa Con Biondi e Liris stiamo riavviando tutto». Cialente: è colpa della burocrazia
L’AQUILA. Ci sono 217 milioni di euro disponibili depositati in banca da almeno tre anni e non spesi, per opere di ricostruzione e ristrutturazione post-sisma 2009. Nessuno li ha utilizzati finora e le opere sono ferme. A bloccarle la troppa burocrazia e la mancanza di personale per esaminare le pratiche e farle viaggiare spedite, in alcuni casi. In altri, l’inerzia degli amministratori.
Il sindaco Pierluigi Biondi ha voluto dare un impulso alle 90 pratiche ferme e insieme al vice sindaco Guido Liris e al capogruppo di Fratelli d’Italia, Giorgio De Matteis, la macchina sta ripartendo.
«Si tratta di 90 interventi», afferma De Matteis, «che riguardano viabilità e opere di messa in sicurezza, scuole, edifici per servizi, progetto Case e Map, edifici di edilizia residenziale pubblica, impianti sportivi, cimiteri, verde pubblico, piazze, riqualificazione urbana. In particolare, parliamo del ponte Belvedere e di quello di Sant’Apollonia, la manutenzione della funivia del Gran Sasso, la realizzazione di metrobus (già annunciata dall’assessore ai Trasporti, Carla Mannetti) per l’integrazione gomma-ferrovia. E ancora le scuole, e sono tante», sottolinea De Matteis, «a cominciare da Coppito, Paganica, Sant’Elia, Arischia. Il Centro sociale di Gignano, diversi edifici comunali, l’ex Dazio (a Porta Napoli), le demolizioni di via Milonia, San Gregorio, i campi da calcio di Paganica, il completamento del campo sportivo di piazza d’Armi, la piscina comunale di viale Ovidio, lo stadio Fattori. Importante l’area della ex Flextronics, il cinema Massimo, l’ex convento di Santa Maria dei Raccomandati. E, dulcis in fundo, la sede unica del Comune (34 milioni), di cui tanto si parla da alcuni anni».
«Un elenco che sembra sterminato», sottolinea De Matteis, «e che per anni è stato trascurato, dimenticato, tutto lasciato inspiegabilmente fermo. E grazie ora al nostro lavoro, a cominciare dal vice sindaco Liris e comunque di tutta la giunta, perché gli interventi riguardano praticamente tutti i settori, la macchian sta ripartendo. E ognuno sta facendo il suo, a cominciare dal sindaco Biondi, che sta cercando di avere personale, reperendolo da altri settori e uffici, da dirottare sul Rup, che non è riuscito a sostenere l’impatto di 90 procedimenti, anche se fanno molto».
«Con il vice sindaco e assessore alle Opere pubbliche, Liris, siamo riusciti a cantierizzare, nel senso che si faranno le gare, opere per circa 40 milioni, dei 217 disponibili».
Ma ci sono anche intoppi burocratici notevoli, ricorsi e contro ricorsi al Tar e al Consiglio di stato, che in questi anni hanno impedito alla ex amministrazione di Massimo Cialente di portare avanti la ricostruzione pubblica, con edifici come la scuola De Amicis, Palazzo Margherita (il cui progetto è rimasto fermo al Genio civile per 10 mesi), le scuole di Arischia, il Parco urbano di piazza d’Armi, la Biblioteca provinciale, la scuola Mariele Ventre. «Quest’ultima è ferma per un ricorso al Tar di una ditta arrivata 9ª nella graduatoria. Per il Parco urbano di piazza d’Armi, le buste sono state aperte due anni fa», dice Cialente, «ma è tutto fermo. È il sistema Italia che gira così, che non funziona. C’è un solo modo per accelerare: l’appalto concorso. Ma non ne vogliono sapere. Sono anni che lo grido al vento. Ci sono ben nove passaggi burocratici (quelli riportati n tabella, ndr) a cui deve essere sottoposto l’avvio dei lavori, a cominciare dallo studio di fattibilità. Tutti questi nove passaggi hanno bisogno di mesi. Il Genio civile riesce a tenere ferme le pratiche per quasi un anno», sottolinea l’ex sindaco, «e ognuno di questi nove passaggi sono soggetti a ricorsi al Tar, da parte di imprese e progettisti. E ne basta uno, che arrivi fino al Consiglio di stato, per bloccare l’iter per anni».
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