Lavoro da casa alla LFoundry: niente intesa sindacati-azienda

1 Novembre 2022

Dopo mesi di trattative non è ancora chiusa la partita sullo smartworking, domani nuovo incontro Di Francesco (Cgil): «Restano grosse divergenze sull’accordo unitario e sui giorni di applicazione»

AVEZZANO. Azienda e sindacato non trovano l’accordo sullo smartworking in LFoundry. Dopo mesi di trattative non si è ancora chiusa la partita sul lavoro agile che dovrebbe consentire a parte dei 1.400 dipendenti dell’azienda più grande del territorio – cioè tutti quelli che non sono impegnati nell’area della produzione – di iniziare a lavorare da casa almeno per determinati giorni a settimana. L’azienda, dopo l’emergenza Covid, si è resa conto della potenzialità dello smartworking e, anche grazie alle sollecitazioni delle organizzazioni sindacali, ha preso in esame la possibilità di continuare a far fruire i dipendenti di questa modalità di lavoro. Il problema, però, si è posto quando le organizzazioni sindacali hanno chiesto di regolamentarlo e di iniziare a pensare a un contratto collettivo che potesse accomunare tutti i dipendenti pronti a usufruire del lavoro agile.
«Purtroppo dopo mesi di trattative non si riesce ancora a trovare un’intesa», ha spiegato Roberto Di Francesco, rappresentante sindacale di stabilimento Fiom-Cgil. «L’azienda continua a insistere sul voler procedere con accordi singoli, mentre, a nostro avviso, sarebbe più opportuno proseguire con un’intesa unitaria. Non c’è accordo neanche sui giorni di applicazione dello smartworking e su altri dettagli. Dopo l’ultimo incontro, che pensavamo fosse quello decisivo per arrivare a una quadra, ci siamo aggiornati di nuovo a mercoledì (domani per chi legge) anche se non siamo certi di poter arrivare a siglare un accordo collettivo tra l’azienda e tutti i sindacati».
In sostanza, l’azienda continua a voler procedere con l’applicazione dello smartworking ai dipendenti che ne fanno richiesta sottoscrivendo singole intese e non tenendo conto di un eventuale accordo collettivo, come proposto dalle organizzazioni sindacali. Inoltre, i vertici del sito non sono concordi sulla durata del lavoro agile. Mentre per loro dovrebbe essere non più del 40% dell’orario settimanale di lavoro – cioè due giorni lavorativi – per il sindacato dovrebbe essere applicato almeno all’80% dell’orario di lavoro, cioè a quattro giorni a settimana. Questa mancata sinergia sta facendo prolungare i tempi e non sta dando la possibilità ad azienda e organizzazioni sindacali di giungere a un accordo nell’interesse in primis dei lavoratori.
Nella riunione che si terrà domani bisognerà limare anche altre divergenze, come per esempio i buoni pasto che secondo l’azienda non dovrebbero essere concessi ai lavoratori in smartworking, e il welfare aziendale di 600 euro che i vertici di LFoundry vorrebbero legare a un sistema premiale.
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