Lavoro, meno incidenti grazie a prevenzione e formazione

L'AQUILA. Quattro giorni fa un operaio di Penne è stato folgorato da una scarica elettrica mentre lavorava su un traliccio dell’Enel. Pochi giorni prima, ad Atessa, un operaio è rimasto schiacciato...
L'AQUILA. Quattro giorni fa un operaio di Penne è stato folgorato da una scarica elettrica mentre lavorava su un traliccio dell’Enel. Pochi giorni prima, ad Atessa, un operaio è rimasto schiacciato dal trattore. L'operaio precipitato da una gru, ad Avezzano, all'interno dell'azienda per cui lavora, si è spezzato una vertebra. E poi tanti altri casi di lavoratori incappati in piccoli grandi incidenti sul posto di lavoro, a volte purtroppo fatali, che costellano le realtà lavorative di tutta la regione. Eppure, i dati sugli infortuni sul lavoro in Abruzzo registrati da Inail e Cpt (il Comitato paritetico territoriale provinciale per la prevenzione e la sicurezza in edilizia) e illustrati ieri nella sede dell'Ance, tracciano «un trend in decrescita lenta ma costante negli ultimi 10 anni». Per quanto riguarda il settore delle costruzioni, nel 2013 in regione ci sono stati 1.284 infortuni, di cui due mortali, contro i 1.610 (di cui 8 mortali) del 2012. Nel 2011 sono stati 2.038 (di cui 4 mortali) gli incidenti sul lavoro. Quanto al dato che riguarda l'Aquilano, dove c'è il più grande cantiere d'Europa, sono stati 448 gli infortuni nel 2013, dei quali uno mortale; 523 nel 2012 (due le morti bianche) e 603 nel 2011 (quando i morti sul lavoro furono tre). Un dato «importante» secondo il direttore regionale dell'Inail Enrico Susi, in una realtà in cui centinaia di cantieri lavorano senza soluzione di continuità per ricostruire la città: «La dimostrazione» ha detto «che il controllo, se fatto bene e in modo congiunto con tutte le altre forze competenti, comprese le forze di polizia, dà i suoi frutti».
«All'Aquila c'è una grande interferenza fra cantieri» ha spiegato Francesco Manni dell'Ance L'Aquila «e una densità di lavori che non esiste in nessun altro luogo in Italia. In città hanno lavorato finora mille imprese provenienti da 90 province d'Italia, mentre sono 50mila i lavoratori che arrivano da cento differenti Paesi del mondo, con culture, formazione e sensibilità diverse sui temi della sicurezza sul lavoro». Tutto questo non può bastare ad allentare la presa contro la piaga delle morti bianche e degli incidenti «in cantiere» . Si deve proseguire sulla strada della prevenzione e della formazione – avendo a mente «l'obiettivo zero incidenti – da fare anche direttamente in cantiere e per questo servono professionisti preparati.
Ecco perché ieri sono state assegnate 10 borse di studio ad altrettanti giovani (5 diplomati e 5 laureati di età compresa tra i 26 e i 30 anni), che faranno consulenze e formazione al fianco dei lavoratori nei vari contesti, in particolare quello edile.

