Lazzaro: tante lezioni perse e regna ancora l’incertezza
L’AQUILA. Sull’argomento che si sta dibattendo sulla vulnerabilità sisimica del liceo Cotugno, interviene l’avvocato Fabrizio Lazzaro, a sostegno delle tesi del professor Vincenzo Vivio, il quale...
L’AQUILA. Sull’argomento che si sta dibattendo sulla vulnerabilità sisimica del liceo Cotugno, interviene l’avvocato Fabrizio Lazzaro, a sostegno delle tesi del professor Vincenzo Vivio, il quale afferma che in quella scuola si può studiare.
«Ho letto le parole dell’architetto Vincenzo Vivio e premetto che è un piacere ascoltare finalmente una voce fuori dal coro, dopo avere assistito – come avevo paventato – alla strumentalizzazione politica di un delicato tema sociale e alle passerelle di molti amministratori cittadini che (dopo il mio sfogo pubblico raccolto dalla stampa) hanno cavalcato l’onda della sicurezza delle scuole, dimentichi che avrebbero dovuto preoccuparsene, per loro specifico dovere, molto prima», scrive Lazzaro.
«Mi permetto di aggiungere solo una cosa: siamo già ad aprile, a maggio il Tar si pronuncerà definitivamente su ricorso e controricorso che vedono spettatori una manciata di persone (rispetto alla totalità di famiglie impelagate nel problema); manca assai poco alla fine di questo anno scolastico e regna ancora la totale incertezza e la fondata paura di nuovi traslochi. Ove mai questo dovesse accadere, sono certo che il nuovo viaggio, zaini e banchi in spalla, avrebbe la destinazione meno auspicabile: il rogo di un intero anno di apprendimento, che farebbe rimanere solo le ceneri a perimetro di un buco cognitivo che sarà difficile colmare. Questa amara vicenda», prosegue il legale, «utilissima ai colorati personaggi che rincorrono la poltrona di sindaco, comunque finirà, avrà un epilogo tristissimo e mai nessuna discussione riuscirà a cancellare i mesi di didattica perduta. Meno liceali, ma certamente molti più ingeneri dell’ultima ora: su questo Vivio ha del tutto ragione, così come ha ragione quando sostiene che piuttosto che affrontare il problema da vicino s’è preferito andare caccia di colpevoli del malaffare o di fantasmi o di supertecnici, negando locali e ore di lezione ai ragazzi».

