Le 17 vittime della strage di Filetto avvenuta il 7 giugno 1944 a occupazione quasi finita
Alla morte del 16enne Franco Gambacurta, avvenuta nei primi giorni dell’occupazione tedesca, seguì, il 7 giugno 1944, sempre a Filetto e quando l’occupazione era ormai alla fine, una terribile strage...
Alla morte del 16enne Franco Gambacurta, avvenuta nei primi giorni dell’occupazione tedesca, seguì, il 7 giugno 1944, sempre a Filetto e quando l’occupazione era ormai alla fine, una terribile strage con 17 vittime. Ecco come viene sintetizzato quell’evento nell’Atlante delle stragi nazifasciste in Italia. «Il 7 giugno 1944 intorno alle 16.30 una decina di partigiani provenienti da monte Archetto assaliva i soldati tedeschi che stavano caricando il materiale radio in vista del trasferimento a Paganica data l’imminente ritirata delle truppe dalla zona. Dopo lo scontro, mentre i partigiani si ritiravano, sopraggiungeva una colonna corazzata di soldati tedeschi e diversi abitanti di Filetto si davano alla macchia. La prima vittima civile fu Ferdinando Meco, ucciso mentre attingeva acqua a una fonte; stessa sorte per Antonio Palumbo proprietario terriero che era sfollato in paese ed era in buoni rapporti con il maresciallo maggiore Schafer. Alla vista del cadavere lo Schafer si sarebbe scagliato contro un commilitone accusandolo di omicidio gratuito: per tutta risposta il tedesco gli avrebbe sparato a bruciapelo uccidendolo. Dall’Aquila il maggiore generale Hans Boelsen, comandante dal primo giugno della 114ª Jagerdivision, ordinò al capitano Matthias Defregger (che nel Dopoguerra si fece prete e diventò poi vescovo) comandante del battaglione trasmissioni di stanza a Paganica, di eseguire la rappresaglia e inviò sul posto anche altri due ufficiali di sua fiducia, i tenenti Werner Birckenbach e Axel von Heyden. Dopo la strage il paese fu dato alle fiamme e depredato».

