Le barricate dei sindaci: aquilano il manager Asl

5 Febbraio 2016

In 35 firmano un documento per chiedere a D’Alfonso una «scelta territoriale» Pietrucci (Pd): Cialente sbaglia, serve un direttore generale che conosca la realtà

L’AQUILA. Un vero e proprio fuoco di sbarramento contro “lo straniero” è quello alzato da 35 sindaci dell’Aquilano sostenuti in maniera trasversale da esponenti di spicco di svariati schieramenti. Mentre il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, valuta con attenzione la scelta del futuro direttore generale della Asl (è probabile a questo punto che la decisione slitti alla prossima settimana) si scatena una bagarre sull’identikit del nuovo direttore generale che dovrà sostituire il dimissionario Giancarlo Silveri (per lui non si esclude un reincarico di un anno). Esce di scena il nome di Antonello Maraldo, direttore dell’Inail di Teramo, nominato ieri direttore amministrativo dell’azienda Ospedali Riuniti di Ancona. Lo ha scelto e nominato il neo direttore generale dell’azienda marchigiana, Michele Caporossi: «So che all’Aquila attendevano Antonello, ma resterà al mio fianco».

Tornando ai sindaci, scendono in campo Paolo Federico (Navelli), Antonio D’Alfonso (Capestrano), Massimo Tomassetti (Collepietro), Paride Ciotti (Villa Santa Lucia), Luciano Mucciante (Castel del Monte), Domenico Di Cesare (Carapelle), Fabio Santavicca (Santo Stefano di Sessanio), Francesco Di Paolo (Barisciano), Antonello Gialloreto (Poggio Picenze), Paolo Eusani (Prata D’Ansidonia), Antonio Silveri (vicesindaco di Ofena), Silvano Cappelli (San Demetrio), Fausto Fracassi (Ocre), Domenico Nardis (Villa Sant’ Angelo), Giovanni Berardinangelo (Sant’Eusanio Forconese), Antonio Gentile (Fossa), Fabio Camilli (Acciano), Sabrina Ciancone (Fontecchio), Francesco D’Amore ( Fagnano), Ivo Cassiani (Caporciano), Gianfranco Sirolli (San Benedetto in Perillis), Massimiliano Giorgi (Montereale), Leonardo Gattuso (Barete), Antonio Matarelli (Calascio), Mauro Di Ciccio (Rocca di Mezzo), Antonio Di Carlantonio (Campotosto), Gennarino Di Stefano (Rocca di Cambio), Pino Angelosante (Ovindoli), Maurizio Pelosi (Capitignano), Giovannino Anastasio (Pizzoli), Gigi Fasciani (Molina Aterno), Rodolfo Marganelli (Goriano Sicoli), Mario Di Braccio (Gagliano Aterno), Gianluca Marrocchi (Lucoli) e Umberto Giammaria (Tornimparte).

«In qualità di primi cittadini e, pertanto, di massima autorità sanitaria locale», sottolineano, «riteniamo che il nuovo direttore generale debba essere espressione del territorio. La Provincia dell’Aquila è vasta, rappresenta quasi la metà del territorio regionale, ha singolarità orografiche che non possono essere apprese in pochi giorni, attraverso una carta geografica. È assolutamente necessario che chi andrà a ricoprire questo delicato incarico abbia piena contezza dell’attuale organizzazione territoriale in termini di sanità Questo territorio non può essere oggetto di strategie distruttive da parte di chi non conosce o non vuole conoscere le reali condizioni e le priorità della nostra Provincia. Auspichiamo che il nuovo direttore generale sia nominato in tempi brevi, tenendo conto della volontà di chi vive quotidianamente le difficoltà di questo nostro martoriato territorio».

Praticamente la stessa posizione di Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale del Pd: «In vista dell'importante decisione del presidente, gli consiglio di orientarsi per una scelta che sia interna al territorio: interna per professionalità, interna per provenienza. La Asl 1 ha competenza su un territorio che è circa la metà di quello regionale, un territorio complesso, dove è elevata la quota di cittadini che abitano aree svantaggiate dal punto di vista geografico e infrastrutturale, che vivono con preoccupazione ogni cambiamento perché sono consapevoli di potere permettersi ben poco, da perdere. La scelta di una personalità interna, che è stata già presa nell’area di Chieti e Pescara, assume perciò nell’area aquilana una valenza ancora maggiore, che non esito a definire politica, nel senso più pieno del termine. Un professionista esterno, per quanto bravo, per quanto capace, non potrà che impiegare mesi per conoscere a fondo una struttura così vasta e complessa. Si rischia, nel rodaggio, di perdere opportunità importanti mentre la sanità regionale si riforma, e il diritto alla salute dei cittadini non lo consente». Non manca una replica polemica a Cialente: «Sull’aquilanità del manager non sono disposto a cedere. Sono l'unico consigliere regionale eletto all’Aquila. Privilegio le professionalità: che sia Masciovecchio, Sconci, Grimaldi o chiunque altro, ma Cialente non può parlare di lobby di medici».

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