Le dediche sulla bara della folla in lacrime: ciao maestra Monica

28 Novembre 2022

Tanti ricordi e palloncini rossi a forma di cuore per la 42enne Il parroco: «Il suo testamento nella bellezza del suo vissuto»

SILVI. Il dolore e le lacrime della folla. E poi i cuori e le parole d’affetto: tutto l’amore per Monica scritto da chi le voleva bene con un pennarello nero sulla bara di colore chiaro, ricoperta di rose e margherite bianche. In chiesa, le carezze del marito Francesco ai loro bambini. Gli abbracci della gente a mamma Annamaria De Fabritiis e papà Paolo che a fatica trattengono le lacrime: «Nessuna rabbia per quanto è successo, ora proviamo solo tanto dolore. Monica era una figlia splendida e meravigliosa, ci mancherà tanto», sussurrano, aprendosi un varco tra le centinaia di persone, amici, parenti, colleghi che ieri alle 15 hanno affollato la chiesa Santa Maria Assunta dei frati conventuali di Silvi Marina, lungo la statale Adriatica, per la celebrazione dei funerali di Monica Di Bernardo, la 42enne insegnante, attrice teatrale e clown in ospedale, morta mercoledì scorso nello schianto sulla superstrada di Pizzoli.
Un «tragitto che la inquietava», come aveva confidato alla collega Concetta, un anno fa, prima di chiedere il trasferimento dalla scuola di San Nicolò a Tordino a Montereale. A Silvi, in via Paganini, invece la “maestra col naso rosso” era cresciuta «ed è qui che diceva sempre di voler tornare», rivela Gabriella, amica della nonna Maria, 90enne.
Il feretro arriva alle 14.56 sul sagrato affollato di volti increduli, sconvolti, in lacrime. Viene portato a spalla lungo i 29 gradini fino all’ingresso della chiesa circondato da cuscini e corone di fiori, dono del Comune di Capitignano e della squadra Hatria futura. «Noi ti vogliamo bene», le parole di padre Lorenzo Valentini, «vorremo restare in silenzio ma tutta questa gente è qui per te, Monica, per testimoniarti affetto e per chiederti di aiutarci a vivere bene la nostra vita. Loro sono una consolazione per tuo marito e i bambini che cresceranno con la grazia di tante persone che li amano». E ancora, dal pulpito, rivolto alla folla nella chiesa madre stracolma: «Se lei, gioiosa e solare, fosse qui ci direbbe: piangete, ma non tanto. Ieri pioveva e oggi c’è il sole, persino il creato ha ridato la luce. Monica non era scellerata, era prudente. Ma la morte arriva all’improvviso e Monica era pronta. Il suo testamento è nella bellezza e la creatività del suo vissuto. Che Natale sarà questo? Che facciamo ora? L’uomo vive nell’angoscia di soffrire o nella paura della morte, ma solo Gesù può dare un senso a ciò che accade. Monica ora è libera e voi siate sempre uniti», conclude padre Valentini. «Quando abbiamo saputo dell’incidente ci sembrava impossibile perché i clown non muoiono mai», il saluto dal pulpito delle colleghe. Applausi. La voce rotta dall’emozione dell’amico Roberto che canta per lei accompagnato dalla chitarra, bambini che disegnano cuoricini sulla bara, le lettere di San Paolo ai Romani hanno scandito una cerimonia semplice, sentita e creativa, come era Monica, da pochi mesi laureata in Storia della recitazione. Francesco Tarquini, il marito batterista, abbraccia il fratello Alessandro che gli accarezza le mani e non lo lascia solo un attimo. Francesco, poi, cerca di tenere a freno con baci e carezze le irrequietezze del figlioletto più grande, Davide, 6 anni (Nicola ne ha 2). Tra i banchi, il dolore composto e assorto dei fratelli di Monica, Marco e Gabriele, dei suoceri, Silvio e Maria. La salma della docente che amava stare con i bambini riposerà nel cimitero di Silvi, dove ha vissuto prima di trasferirsi all’Aquila dopo il matrimonio. Domenica prossima è prevista una messa di riuscita nella chiesa di Bazzano, alle 10.45. La messa finisce alle 16.22 e il sagrato si riempie di nuovo per l’ultimo saluto a Monica. E il cielo si colora di palloncini rossi a forma di cuore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA