Le demolizioni riscoprono l’antico chiostro

In via Sallustio giù vari palazzi: ora è visibile l’interno dell’antico monastero della Beata Antonia
L’AQUILA. Proprio all’ombra di ponte Belvedere, in via Sallustio, un’altra importante demolizione ha fatto riscoprire alla città uno dei tanti tesori nascosti tra i vicoli del centro storico: il chiostro dell’antico monastero della Beata Antonia, per anni coperto dell’edificio più recente delle suore. Proprio questo palazzo è stato abbattuto da qualche settimana, permettendo ai passanti di ammirare l’antica struttura, una parte del grande chiostro che ha avuto tre fasi costruttive: il loggiato della fine del 200, il porticato del XIV secolo e l'arcata rinascimentale del XV secolo.
LA STORIA
Il chiostro doveva essere il cuore del monastero fondato nel 1349 per volontà testamentaria di Giacomo Gaglioffi, che destinò una parte del suo palazzo a ospitare una chiesa e un ospedale per i poveri, affidato alle cure di suore domenicane e dedicato al Corpo di Cristo. Nel 1447 San Giovanni da Capestrano diede il complesso ad Antonia da Firenze che, in veste di badessa, lo guidò per sette anni e lì morì il 29 febbraio 1472. Proprio in suo onore oggi il complesso viene chiamato della Beata Antonia. Il monastero ha custodito il corpo incorrotto della Beata fino al luglio del 2006, quando, a seguito del trasferimento delle clarisse, è stato traslato a Paganica. Il complesso ha subìto due grandi mutilazioni: nell’800, la demolizione degli archi e del ponte medievali che lo univano allo stabile dell’ospedale, ex sede del Conservatorio di musica Casella; nel 1941 l’abbattimento di parte del chiostro per la realizzazione dell’arteria di via Sallustio. L’antico chiostro è destinato presto a tornare nascosto dietro il nuovo palazzo che verrà ricostruito, con buona pace di chi vorrebbe, invece, che restasse visibile da via Sallustio. D’altra parte, quella del chiostro è una struttura nata per essere fruibile solo dall’interno dei conventi.
cosa manca
La ricostruzione, purtroppo, non è ancora arrivata a toccare, invece, la chiesa di via Sassa, tuttora puntellata. Dello stesso aggregato fanno parte anche i due edifici moderni, “incongrui” che su via Sallustio occupavano l’area da piazza Fontesecco, angolo di via Sassa, all’imbocco di via dei Gaglioffi. Il primo è stato abbattuto la scorsa estate, quello più in alto nei mesi successivi. La zona, insomma, è destinata presto a cambiare volto.
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