Le famiglie di Rigopiano: «Vicini al vostro dolore»

2 Febbraio 2021

Messaggi per parenti e amici dei quattro dispersi: «Pronti a incontrarvi»

MASSA D’ALBE. La valanga, i soccorsi, i dispersi e l’angosciante attesa di quattro famiglie. È il dramma che si consuma ormai da dieci giorni a Forme di Massa d’Albe, nel campo base allestito per la ricerca dei quattro avezzanesi dispersi sul Velino: Tonino Durante, Gian Mauro Frabotta, Gianmarco Degni e Valeria Mella. E in questi giorni la memoria è più volte tornata a quattro anni fa. Era il 18 gennaio 2017 quando un’enorme valanga colpì l’hotel Rigopiano di Farindola, nel Pescarese. E la terra del dolore è sempre la stessa: l’Abruzzo.
La forza dirompente della slavina travolse il resort di lusso sotto il Gran Sasso. In albergo c’erano 40 persone, di cui 28 ospiti e 12 dipendenti con varie mansioni. Le vittime furono 29. I sopravvissuti 11.
Quell’attesa di ieri è l’attesa di oggi. Anche per tante famiglie che a Rigopiano hanno perso i loro più intimi affetti. Quelle famiglie che oggi rivolgono pensieri alle madri e ai padri in angoscia alle pendici del Velino.
IL PAPÀ DI CECILIA. «La triste vicenda del Velino ci ha riportati indietro nel tempo a quella dolorosa settimana di attesa», afferma Marcello Martella, il papà di Cecilia Martella, l’estetista originaria di Atri morta a Rigopiano, «proprio ieri (domenica per chi legge, ndc) ho ricevuto la chiamata di una psicologa che mi ha chiesto se una delegazione del comitato Parenti delle vittime di Rigopiano fosse disposta ad incontrare le famiglie dei dispersi. Naturalmente noi siamo disponibili», sottolinea il papà di Cecilia, che nel centro benessere del resort lavorava fianco a fianco con Marinella Colangeli, altra vittima del disastro di Rigopiano, «oggi facciamo parte di un Comitato nazionale insieme ad altre associazioni simili come ad esempio i familiari delle vittime di Viareggio, del ponte Morandi e tante altre. Siamo tutti davvero in angoscia per questi quattro ragazzi che non si riescono a trovare».
Quando è stata uccisa dalla valanga Cecilia Martella aveva solo 24 anni.
LA MAMMA DI EMANUELE. «Non posso che esprimere tutta la mia vicinanza al dolore che stanno vivendo questi genitori e l’intera città di Avezzano», aggiunge Paola Ferretti, mamma di Emanuele Bonifazi, «sto ripercorrendo insieme a loro l’ansia di quei giorni che abbiamo trascorso tra Penne e Pescara nella speranza di ricevere una buona notizia, ma nella consapevolezza che ogni giorno in più poteva essere determinante. Quando sui social leggo commenti cattivi verso questi ragazzi ancora dispersi provo tanta rabbia», precisa la mamma del receptionist originario di Pioraco (Macerata), «magari non hanno valutato il rischio, però purtroppo la natura è stata matrigna, a differenza di mio figlio che stava lavorando in una struttura che sarebbe dovuta essere sicura. Non ho mai attribuito la colpa alla natura, nel nostro caso ci sono responsabilità diverse. Mentre per quanto riguarda il dolore, invece, quello è lo stesso. Per chi è in attesa è tremendo e non lo auguro a nessuno. La cosa più dura da sopportare è stato il terrore di non riuscire a recuperarli. Ricordo di essermi resa conto dell’immane tragedia solo quando la neve si era sciolta e sono andata a Rigopiano per riprendere la macchina di Emanuele. È in quel momento che mi sono chiesta come abbiamo fatto i soccorritori a recuperarli».
Emanuele Bonifazi aveva 31 anni.
IL PADRE DI JESSICA. «Si ripete quello che abbiamo vissuto quattro anni fa e solo noi possiamo capire lo stato d’animo di queste famiglie», dice Mario Tinari di Vasto, papà di Jessica, morta a Rigopiano insieme al fidanzato Marco Tanda, «ho sperato fino all’ultimo momento in quella trepida attesa. Sto seguendo da vicino la vicenda di Massa d’Albe e non ho potuto fare a meno di notare l’immane spiegamento di forze, credo che in questo aspetto Rigopiano abbia fatto scuola. Però è spiacevole pensare che debba accadere sempre qualcosa prima per insegnare dopo. Nel nostro caso la macchina dei soccorsi è stata ben diversa».
«La perdita dell’unica figlia», prosegue il papà dell’estetista di Vasto scomparsa a 24 anni, «è una ferita sempre sanguinante. Non mi rassegno alla morte di Jessica e Marco, che per noi era come un figlio. Io e mia moglie siamo morti quel giorno con loro. Cerco di andare avanti per chi mi vuole bene e per cercare giustizia affinché quanto accaduto sia da esempio a chi ha responsabilità nell’amministrare la cosa pubblica. Qualcuno avrebbe dovuto dire ai nostri ragazzi di tornare indietro».
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