Le new town possono essere per il Comune una polpetta avvelenata

L’ex assessore De Santis: ma da problema può diventare risorsa se diamo la gestione a una società esterna competente
L’AQUILA. «Così com’è il Progetto Case è una polpetta avvelenata: il Comune rischia il dissesto finanziario. I cittadini sono in allarme, perché i costi potrebbero ricadere su di loro. L’unico modo per uscirne è affidare tutta la gestione e il recupero a un società esterna con competenze adeguate. Lo sperpero di denaro? Sì, c’è, ma non sul progetto, bensì sui costi a metro quadrato: con 3.700 euro si acquista al centro di Roma».
Il candidato consigliere della lista di centrosinistra Cambiare Insieme, Lelio De Santis, che appoggia Americo Di Benedetto, ha gestito il Progetto Case per un anno, da assessore nella giunta Cialente, dal 2012 al 2013. E ha le idee chiare su come muoversi in questo ginepraio che sono diventati gli alloggi antisismici, tema della campagna elettorale.
«Da problema il complesso delle 19 piastre può diventare una risorsa», afferma De Santis, che ieri mattina ha tenuto una conferenza stampa nella sede del comitato elettorale di Di Benedetto, in via Vicentini. «Ho sentito in questi giorni esternazioni da persone che evidentemente sono poco dentro al problema». Compreso il sindaco Cialente, visto che una bordata De Santis l’ha inviata anche a lui. «Il Progetto Case non è da abbattere. Lo sono invece quelle palazzine che non possono essere recuperate. Ma anche in quel caso, le piastre con gli isolatori restano e sopra ci si può poggiare qualsiasi cosa». L’ex assessore De Santis ha proposte concrete, sia sulla gestione, che sull’utilizzo degli alloggi.
«Il progetto che prevedeva una gara per la gestione non è mai stato portato a termine. C’era la Global Services, un’azienda internazionale, che avrebbe assunto anche manodopera e tecnici aquilani – si parlava di una quarantina – in modo da gestire in maniera seria il Progetto Case». E poi la destinazione: «Si possono coinvolgere gli operatori turistici e l’Università, in modo da destinare le piastre di Assergi, Camarda, Arischia al turismo; mentre quelle buone di Coppito agli studenti e docenti universitari. In questo modo, quello che è un disastro per l’economia del Comune e dell’intera città, che porterebbe al dissesto finanziario, può diventare una risorsa».
Il discorso bollette. soprattutto del riscaldamento e acqua calda. Quelle passate e quelle future.«In quell’anno in cui ho amministrato, il Comune aveva un debito di 11 milioni di euro con Enel», dice De Santis. «Ho convocato i comitati cittadini, ho fatto capire che le bollette le avrebbero potute pagare a rate e che avremmo rifatto i conteggi in modo da restituire soldi agli utenti o avrebbero integrato se fosse stato necessario. Il Comune ha incassato i soldi, ma alla seconda parte del piano non ha mai dato seguito. In quella occasione siamo riusciti a recuperare il 70% del debito. Però abbiamo perso la fiducia dei cittadini. Questo – e anche altri – sono i motivi che mi hanno fatto dimettere, perché la faccia ce l’ho messa io. Su quelle future (da circa due anni il Comune non manda bollette) bisogna rifare i conteggi e sostituire i contabilizzatori: il sopralluogo di un tecnico molto esperto, l’ingegnere Marcello Liberatore, dice che occorrono 2 milioni di euro e non 7 milioni, come dice il Comune».
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