Le note del “Silenzio” scandiscono il dolore della comunità di Onna

Il piccolo borgo che ha pagato un prezzo altissimo di vite (40 vittime) si è ritrovato nella notte Una Via Crucis con il corteo dei sopravvissuti attraverso i luoghi cancellati dalla tragedia
ONNA. Le note del “Silenzio” alle 3.32 hanno fatto fare a tutti i presenti un salto all’indietro di 10 anni. A quell’ora, il 6 aprile 2009, Onna stava sparendo dalla storia. Il paese fu completamente distrutto, 40 persone (dai sei mesi di vita ai 90 anni) non ce la fecero a uscire dalle macerie. I nomi delle vittime scanditi dal presidente della Pro loco Vincenzo Angelone e intervallati dal suono metallico di un gong, hanno fatto di nuovo sanguinare la ferita di quella tragica notte, che per i parenti di chi non c’è più non si è mai rimarginata. Una gran parte del centro storico, anche grazie alla collaborazione del Nono Reggimento Alpini, è stata illuminata quasi a giorno. Dieci anni fa tutto precipitò nel buio, la luce ha voluto simboleggiare una rinascita alla quale la gente di Onna ha creduto sin da subito anche se la ripresa è ancora lenta, faticosa e a volte disperante. Una lunga fiaccolata, durata quasi un’ora, ha toccato tutti i luoghi del dolore. C’erano centinaia di persone, onnesi ma anche tanti volontari che la mattina del 6 Aprile di 10 anni fa mollarono le loro famiglie e il loro lavoro e arrivarono a Onna ad aiutare chi ne aveva bisogno. C’erano pure coloro che nel tempo hanno cementato una forte amicizia con i terremotati. Fra Emiliano Antenucci, il parroco don Cesare Cardozo e don Federico Palmerini hanno accompagnato con la preghiera le tappe di quella che è stata una vera e propria Via Crucis. Ogni punto – dove c’è stato un momento di raccoglimento – era segnato da una lanterna e dalle foto con i volti di chi fu inghiottito dalla furia di sassi, cemento e polvere. Negli spazi in cui un tempo c’erano le case e oggi invece ci sono solo dei vuoti, sono state posizionate 40 sagome bianche. Tutto si è svolto nel silenzio e nel raccoglimento. Il corteo è approdato nel luogo del ricordo che si trova all’interno del nuovo villaggio e lì, alle 4,30 del mattino e con una temperatura poco sotto lo zero, si è sciolto. «Dieci anni non permettono di fare retorica sul terremoto», ha detto don Federico nell’omelia, «non lo consentono a chi ne porta indelebili su di sé le cicatrici, o addirittura le ferite ancora aperte. Non siamo più nella fase in cui ci si può accontentare di facili consolazioni, o ci si può nutrire di illusioni che ben presto si tramutano in disillusioni prima e in delusioni amare poi. Fa retorica chi deve difendere qualche posizione, qualche risultato, oppure tenere nascosta qualche responsabilità o omissione, o utilizzare una vicenda pesante, come quella vissuta da noi, per secondi fini. Qui siamo chiamati a stare davanti al Signore nella verità, con tutto ciò che ciascuno di noi porta con sé e dentro di sé: dolori, rimorsi, vuoti che scavano dentro, assenze di persone care che pesano ogni giorno di più, amarezze, stanchezze, nostalgie, fatiche. Ma anche speranze, bagliori di luce, consolazioni, prospettive, progetti. C’è un vissuto di dieci anni che questa notte portiamo su questo altare, fatto di cadute e di risalite, fatto di tentativi andati a buon fine e di errori, di mancanze di amore e di gesti di totale donazione, di passi di perseveranza e di improvvise interruzioni di cammino. Insomma, sono stati dieci anni duri, faticosi, complessi – a tratti addirittura complicati – contrassegnati a volte da un buio pesante, che però, qua e là, è stato squarciato da luci che hanno fatto intravedere il cammino e hanno permesso di continuare a fare un passo dopo l’altro, seppur con difficoltà. Tante domande restano, tanti dubbi ancora ci fanno rumore dentro, e forse al nostro Dio abbiamo, giustamente, chiesto che ci rispondesse, che ci desse una spiegazione. Forse qualcosa l’abbiamo capita, qualche risposta l’abbiamo avuta, senz’altro però ci sarà stato anche tanto silenzio, ma credo che se vogliamo cercare le tracce di Dio in questi dieci anni le troveremo soprattutto in una presenza discreta, feriale, sommessa. Proprio quella presenza che ci ha aiutato a continuare il cammino, a non mollare, a non alzare bandiera bianca, a non arrenderci al buio».
Don Federico ha così concluso: «Quale orizzonte scorgere questa sera, verso quale meta camminare, da quale forza lasciare che siano sorretti i nostri passi di ogni giorno? Tragedie come quella vissuta nel 2009 ci hanno fatto sperimentare sulla carne quanto gli altri facciano parte della nostra vita, quanto gli altri siano la nostra vita, soprattutto se figli, genitori, fratelli, amici, sposi. Noi non possiamo fare a meno degli altri, e perciò tanto dolore attraversa molti cuori stasera. Insieme al dolore, però anche la gratitudine per gli innumerevoli angeli che in questi anni si sono fatti a noi vicini, ci hanno sostenuto ed hanno camminato generosamente al nostro fianco». Durante la messa, in una bacheca, sono stati esposti gli ex voto che gli onnesi hanno donato nei secoli alla sacra immagine della Madonna delle Grazie, particolarmente venerata nella frazione. Gli ex voto furono recuperati da sotto le macerie e ora sono conservati dalla Diocesi che li ha messi a disposizione per l’occasione. Per gli onnesi rappresentano pezzi della loro storia che, messi insieme, sono la forza che consente di guardare con un minimo di fiducia al futuro. Onna nella notte è stato anche il punto di arrivo della “I Bike endurance”, un evento organizzato da Assomilitari, Associazione nazionale graduati e volontari delle Forze armate e Corpi armati d’Italia, con il patrocinio delle Regioni, dei Comuni e il supporto dello Stato maggiore della Difesa e dell’Esercito. I ciclisti sono partiti da Cuneo, dove ha sede l’associazione, sono passati da Roma e Amatrice e sono giunti a Onna.
Ieri pomeriggio nella frazione si è svolto un affollato incontro tra autorità e volontari tornati per riabbracciare gli onnesi. Tra i presenti il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi, il sindaco Pierluigi Biondi e rappresentanti dell’ambasciata tedesca in Italia. Al termine, nella chiesa di San Pietro Apostolo, restaurata dalla Germania, si è svolto un concerto del quintetto dello Stadtkapelle di Rottweill. Oggi, alle 17,30 (repliche alle 19 e alle 21) a Casa Onna prima visione del documentario del giornalista e film-maker Francesco Paolucci, che per circa un anno è stato a Onna, ha raccolto interviste e ha seguito gli eventi più importanti del paese. Nel documentario c’è una colonna sonora realizzata in collaborazione con il coro La Portella diretto da Enzo Vivio.
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