Le palestre contano sul bonus: «Sarà un incentivo a tornare»

AVEZZANO. Potrebbe essere il bonus fitness la chiave di volta per il rilancio del mondo delle palestre. Chiuse ormai da due mesi, dopo una riapertura estiva a singhiozzo, sono ferme in attesa di una...
AVEZZANO. Potrebbe essere il bonus fitness la chiave di volta per il rilancio del mondo delle palestre. Chiuse ormai da due mesi, dopo una riapertura estiva a singhiozzo, sono ferme in attesa di una ripartenza che sembra sempre più lontana.
Nel frattempo arrivano affitto, bollette, stipendi e spese da sostenere a fronte di pochissimi ristori da parte dello Stato. Le luci dei 1.200 metri quadrati dell’Harmony wellness club della zona Nord di Avezzano sono spente ormai da ottobre e il titolare, Aureliano Giffi, teme che se non ci saranno iniziative del governo per sensibilizzare le persone a tornare in palestra sarà difficile ricominciare. «Abbiamo chiuso il 24 ottobre e con tutta probabilità saremo gli ultimi a riaprire», osserva Giffi. «Ora ci lecchiamo le ferite perché il nostro settore è tra i più colpiti in assoluto. Da maggio a ottobre non abbiamo potuto fare molto, anche perché sono mesi in cui nessuno va a comprare un abbonamento per la palestra. A settembre e ottobre, quando c’è il maggior giro d’affari, è stato un disastro. Essendo la mia un’azienda abbiamo avuto un piccolo ristoro a fine giugno, il 60% del fatturato del mese di aprile dell’anno precedente e poi il ristoro dei 600 euro per due mensilità, il tutto a fronte di spese enormi». Spera in bonus e del governo per spingere grandi e piccoli a rimettere piede in palestra Alessandro Lucarelli della Metrò di Avezzano. «Ormai siamo inquadrati come un’attività dove si possono creare assembramenti e nonostante tutte le misure di sicurezza imposte siamo stati costretti a fermarci», racconta. «Ho speso 10mila euro per organizzare tutti gli ingressi su prenotazione, l’igienizzazione degli spazi, i corsi di preparazione per i collaboratori e la distribuzione dei kit. A ottobre eravamo ripartiti bene, con quasi l’80% degli iscritti rispetto allo stesso mese del 2019, ma dopo la conferenza di Conte tutto è precipitato. A prescindere dagli aiuti, che non saranno mai sufficienti a colmare sei mesi di chiusura, spero più che il governo dia un incentivo per chi si iscrive in palestra. Ci servono degli strumenti per ripartire e date certe».
Molti investimenti li aveva fatti anche Andrea Cotturone di Pacitto palestre a Celano, ma anche in questo caso non è servito. «Noi ci eravamo organizzati per la sanificazione, la sicurezza, abbiamo investito soldi per comprare nuovi macchinari ma si è risolto tutto in un nulla di fatto», evidenzia, «hanno usato un metro di giudizio sbagliato: non si può paragonare una palestra di Milano che fa 400 ingressi al giorno con una di Celano che ne fa 30. Ora speriamo che ci permettano di lavorare di nuovo perché non possiamo restare ancora fermi».
Per Roberto Buzzelli e Vittorio Dattolo, direttore tecnico e responsabile pubbliche relazioni della Dynamica di Tagliacozzo la chiusura delle palestre è stato «un duro colpo per tutti: sia per noi gestori, sia per gli iscritti che non hanno più un luogo dove potersi ricaricare dopo una giornata di lavoro e iniziano ad avere difficoltà a stare senza sport. La nostra struttura è un punto di riferimento per i piccoli e per i grandi di tutto il territorio e il nostro fermo, come quello dei nostri colleghi, sta avendo effetti negativi sui clienti abituati a frequentare sala pesi e corsi ogni giorno».
Riccardo De Petris e Roberto Antonosante della Union di Avezzano pensano che «la situazione sia paradossale, perché eravamo in sicurezza, anche se non abbiamo mai avuto controlli, e da un giorno all’altro ci hanno fatto fermare. Penso che ripartiremo sicuramente a fine gennaio e non prima, perché sarà fondamentale per tutto la ripresa delle scuole. Gli abbonamenti in atto sono sospesi e dovremmo decidere se dare un voucher o se farli recuperare quando riapriremo».

