Le pietre «miliari» dimenticate

12 Ottobre 2010

Sradicate, abbandonate, illeggibili: eppure raccontano la nostra storia

 Quando vogliamo ricordare un evento importante, siamo soliti definirlo "pietra miliare": per esempio, l'invenzione della stampa è considerata una "pietra miliare" nella storia dell'umanità.  In molti, comunque, è ancora chiaro il riferimento pratico che questa definizione ha avuto per i segnali delle distanze chilometriche sulle strade, ed anche se negli ultimi tempi le pietre di misurazione vere e proprie sono state sostituite da moderni rettangoli di metallo issati su un paletto di uguale materiale, residuano ancora le "miliari" di pietra, di fatto abbandonate.  A ben rifletterci, c'è da ritenere che sarebbe opportuno mantenere non soltanto la "memoria" di questi cippi e della loro funzione a livello di studio e di erudizione accademica, ma cercare anche di evitare che il tempo corroda definitivamente la loro esistenza. Perché, probabilmente, la loro scomparsa definitiva farà anche scomparire la traccia di qualche significativo evento.  Nell'immediata periferia dell'Aquila, fuori Porta Napoli e per la precisione subito dopo l'abitato di Sant'Elia, accanto al moderno manufatto di metallo che segna il chilometro 40 della Statale 17 (che nasce in quel di Antrodoco), fa ancora mostra di sé il cippo di pietra suo predecessore, piuttosto malandato, che segnala, nel lato ancora leggibile ma già materialmente danneggiato, l'indicazione dei 5 chilometri mancanti per raggiungere il centro abitato del Capoluogo, e sull'altro lato, meno danneggiato ma quasi completamente cancellato, s'intravvede quel che resta dell'indicazione di una lontana località, dove la stessa statale ha termine: Foggia. Il nome di questa città s'intravvede appena, la distanza chilometrica è del tutto cancellata.  Ricordo una conferenza del professor Raffaele Colapietra di non pochi anni addietro, che l'oratore aprì con un preciso riferimento a questa pietra miliare, per segnalare che proprio il nome di Foggia, così lontana e quindi richiamo inatteso e apparentemente ingiustificato a tanta distanza, aveva piuttosto la funzione di segnalare che lungo quella direttrice si sviluppava un tempo il "tratturo magno" che collegava gli altipiani d'Abruzzo al Tavoliere pugliese per l'annuale pratica pastorale della transumanza.  Sull'altro lato della stessa statale, a distanza di qualche decina di metri, è ben visibile e fortunatamente ancora ben conservato un diverso cippo, di maggiori dimensioni e di forma arrotondata, con su riprodotto in grande il numero "127".  Si tratta della pietra miliare, appunto della misurazione in miglia, della stessa arteria, ma con direzione sud-nord, quindi risalente al sistema viario precedente l'Unità d'Italia e con misurazione contrapposta a quella attuale che ha l'andamento nord-sud. Se la frettolosa rilevazione fatta a campione è attendibile, si tratta di una distanza segnalata tra i cippi progressivi pari a circa 1850 metri attuali, e quindi corrispondente all'antico miglio napoletano.  Di questi cippi vetusti e monumentali ne residuano diversi lungo questa importante arteria, ma il loro stato di conservazione è molto compromesso: in taluni tratti della statale, tra L'Aquila e l'Altipiano di Navelli, alcuni esemplari sono del tutto scomparsi, finiti chissà dove dopo lavori di allargamento stradale, di creazione di incroci e di costruzione di manufatti. Dei restanti, non pochi hanno perso l'indicazione numerica del miglio, altri sono malamente accantonati, altri caduti o inclinati, altri ridotti a poche macerie.  La civiltà deve andare avanti: allora benissimo per i moderni "padellini" metallici, che non riportano neppure le distanze chilometriche (e forse queste indicazioni una volta preziose ora non servono più, grazie ai moderni navigatori satellitari). Ma se la civiltà dell'oggi e del domani vuol essere credibile, deve farsi nume tutelare anche della sua storia pregressa, che nel caso specifico ci parla di un passato che ha segnato rilevanti vicende di questo nostro territorio.  Con qualche spicciolo di spesa, su un ciglio della strada potrebbe essere "restaurata" la pietra miliare chilometrica che ricorda il tratturo, anche se probabilmente oggi, in forza di ammodernamenti e varianti varie, il chilometraggio non corrisponde più alla realtà; e sull'altro lato, almeno per un tratto di una ventina di chilometri, sarebbe bello poter gettare lo sguardo sui grandi cippi "storici" in miglia napoletane, puliti e restaurati, rimessi in piedi dove sono caduti.  A queste piccole e trascurate emergenze materiali va affidata la memoria di un percorso stradale che come detto, da un lato ricorda il tratturo e la transumanza, dall'altro il preesistente Regno meridionale nel quale L'Aquila in antico fu conosciuta come seconda città dopo Napoli; percorso lungo il quale è stata anche combattuta (Gole di Antrodoco) la prima battaglia del risorgimento meridionale. *presidente Deputazione Storia Patria

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