Le richieste sono triplicate ma niente alloggi in città

Taglieri: «Bisogna fare pressione sull’Ater per avere dei nuovi appartamenti Il terremoto ha complicato la situazione che era già da tempo critica»
SULMONA. Sono più che triplicate le domande di case popolari in quattro anni. Un boom di richieste che ha fatto salire a quota 169 il totale delle richieste presentate all’ultimo bando di gennaio 2015. Un aumento legato, da un lato, alla sempre maggiore presenza di stranieri in città che – rispettati determinati requisiti - possono avere accesso alle case Ater, dall’altro alla crisi economica e occupazionale che sta travolgendo i sulmonesi e soprattutto quella che un tempo era considerata la classe media. Tra operai che perdono il posto nelle varie aziende chiuse in città e commercianti costretti a chiudere, il sogno di una casa diventa sempre più irrealizzabile per molte persone. Ma il tasto dolente resta l’assenza di alloggi liberi. Alla penultima graduatoria, stilata a dicembre 2013 e riferita al bando del 2012, erano arrivate 55 domande, 14 delle quali escluse e 41 rientrate tra gli aventi diritto a fronte di nessun appartamento libero. Con il risultato che le graduatorie restano solo sulla carta e si trasformano in liste di attesa di disperati senza un tetto dove dormire. Secondo Domenico Taglieri, presidente della Commissione provinciale alloggi popolari, l’unica strada da percorrere resta la pressione sull’Ater (Azienda territoriale per l'edilizia residenziale), affinché costruisca nuovi alloggi e sistemi quelli inagibili. «Purtroppo il terremoto ha aggravato una situazione già seria», spiega Taglieri, «tanto è che non ci sono al momento case popolari libere. Ora l’unica soluzione è quella di costruirne di nuove e ristrutturare quelle esistenti. Anche l’inagibilità degli appartamenti di via Angeletti, ha influito».
Ultimamente, col bando pubblico di assegnazione degli alloggi che viene indetto ogni due anni, si riuscivano ad assegnare due o tre appartamenti all’anno. Da circa venti anni l’Ater non costruisce nuovi appartamenti. Ora l’emergenza abitativa in città sta raggiungendo livelli record, tra case popolari occupate e nuove costruzioni bloccate, anche a causa di un piano regolatore in panne da circa trenta anni. Un’eternità che ha fatto lievitare i prezzi del mattone, con sempre più persone che non riescono a permettersi una casa di proprietà e che sono costrette ad affollare le graduatorie delle case popolari o a ripiegare sugli affitti che invece salgono di prezzo. Le richieste di case popolari, per le quali il reddito convenzionale non deve superare i 12.923 euro l’anno, arrivano soprattutto da giovani coppie, stranieri e famiglie con posti di lavoro persi. Ed è proprio a causa della mancanza di lavoro che il numero delle persone che aspetta una casa popolare continua a salire. Attualmente a Sulmona sono 230 le case popolari: 150 di proprietà dell’Ater e 80 quelle parcheggio (concesse solo per situazioni di emergenza abitativa e per un massimo di due anni). Tempi quasi sempre sforati, con le persone che non le lasciano per mancanza di alternative. In passato il Comune è ricorso a sanatorie, trasformando i contratti di affitto a tempo indeterminato. Intanto, non si respira un clima di distensione nemmeno tra i residenti degli alloggi popolari, dopo i recenti episodi di occupazione abusiva per cui sono in corso procedimenti giudiziari. Gli inquilini, dopo la prima occupazione di ottobre 2009, evitano di lasciare le loro case incustodite, per paura che qualcuno le occupi abusivamente. Ma, ora, la giunta Casini ha avviato le pratiche di sgombero di quegli appartamenti occupati da chi non ha più i requisiti o non ha nemmeno pagato l’irrisorio canone mensile previsto (in alcuni casi di 10 euro).
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