Le università divise: così non si educa

Le reazioni negli atenei dove studiano le ragazze. La Iulm di Milano: «È accanimento»
AVEZZANO. Anche gli atenei a cui sono iscritte le tre ragazze marsicane sono stati inghiottiti dalla voragine mediatica dei social, tanto che hanno deciso di intervenire ufficialmente sulla questione. Non hanno però subito passivamente le critiche della influencer americana, anzi, hanno a loro volta respinto le generalizzazioni e le accuse di razzismo. L’Università Iulm di Milano ha sottolineato come sia «da sempre promotrice dei valori del rispetto, dell’inclusività e dell’integrazione tra culture diverse», aggiungendo di «condannare nel modo più risoluto ogni forma di razzismo e discriminazione». A chi ha chiesto l’espulsione della ragazza, che ha espresso spontaneamente e pubblicamente le scuse per il gesto compiuto assumendosi la piena responsabilità delle sue azioni, la Iulm ha risposto: «Allo stesso modo in cui la nostra Università condanna ogni forma di razzismo, non si può tanto meno tollerare un tale accanimento che nasconde in sé il germe altrettanto grave del totalitarismo. Iulm lascia sempre aperta la porta del dialogo e della comunicazione, perché l’obiettivo ultimo di un’università non è quello di punire, bensì quello di educare i propri studenti, accompagnandoli in un percorso di crescita personale affinché diventino ogni giorno donne e uomini migliori». Più duro il commento dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che in un post ha sottolineato come «promuove da sempre i valori del rispetto e dell’inclusione, condannando nel modo più risoluto ogni atteggiamento razzista e discriminatorio. L’episodio non può in alcun modo essere imputato all’Ateneo, che si riserva di compiere i dovuti accertamenti su quanto accaduto e sulle relative responsabilità». «Ogni eventuale provvedimento», ha scritto l’università, «verrà preso nel rispetto della normativa vigente e dei regolamenti interni dell’Università».
L’Università di Milano-Bicocca ha sottolineato come respinga «ogni forma di discriminazione fondata su genere, provenienza geografica, età, lingua, religione e opinioni politiche, trasmettendo i valori del rispetto e della tolleranza», aggiungendo che «solo la conoscenza (e non l’esclusione) può abbattere i muri e costruire ponti». L'università farà «tutte le verifiche del caso per decidere le eventuali azioni opportune, sempre nel rispetto delle normative vigenti e dei regolamenti interni dell’Ateneo». (p.g.)
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