Lecce, le scorribande dell’orsa Petra preoccupano il Parco

16 Settembre 2023

LECCE NEI MARSI. L’orsa Petra torna a colpire: questa volta cerca di arrivare alle crocchette per cani, ma resta a bocca asciutta. Il plantigrado ha cercato di aprire in tutti i modi la porta di un...

LECCE NEI MARSI. L’orsa Petra torna a colpire: questa volta cerca di arrivare alle crocchette per cani, ma resta a bocca asciutta. Il plantigrado ha cercato di aprire in tutti i modi la porta di un casolare alle porte di Lecce nei Marsi. Alla fine, però, non ci è riuscita e se n’è andata. Non senza aver fatto danni. Quello della notte scorsa è l’ultimo episodio in ordine di tempo che ha visto protagonista Petra, da giorni presente a Lecce. Dal momento che il sindaco Augusto Barile ha fatto rimuovere i mastelli per la raccolta dell’organico – possono essere esposti solo al mattino, come da accordi con il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e con la società di raccolta Aciam – l’orsa cerca di andare altrove per procurarsi il cibo. Mettendo a rischio soprattutto la propria incolumità. Fatto questo che preoccupa il Parco, alla luce di ciò che è accaduto nella vicina San Benedetto dei Marsi con l’uccisione di Amarena. Il presidente della Comunità del Parco nazionale e sindaco di Opi, Antonio Di Santo, ha voluto fare una riflessione: «Gli orsi non si avvicinano all’uomo perché non hanno cibo in montagna». Proprio in queste settimane, infatti, si sta diffondendo sempre di più la convinzione che nelle aree frequentate dai plantigradi non ci sia più nulla da mangiare. «La situazione per il momento è ancora sotto controllo, ma certamente preoccupa», ha aggiunto Di Santo, «gli orsi arrivano in paese perché non trovano da mangiare in montagna, spesso vengono spinti dalla competizione tra loro. Cioè gli orsi maschi spaventano le orse femmine e le cucciole e queste, paradossalmente, scappano verso i paesi perché lì si sentono più sicuro. L’esperimento dei frutteti o dei cumuli di carote provato nei nostri territorio è positivo», ha continuato Di Santo, «ma da un lato si rischia che gli orsi si abituino a un tipo di alimentazione artificiale e dall’altro che ci sia la competizione extra specie, cioè tra orsi, cervi, cinghiali e altri animali. Bisogna quindi cercare un equilibrio». Di Santo ha riferito che in queste settimane si sta procedendo «con metodi dissuasivi, luci e altri sistemi, oltre al costante monitoraggio». (e.b.)
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