Lecce Nei Marsi, caccia al killer di animali: confermato l’utilizzo del veleno

Secondo le analisi effettuate dall’Istituto zooprofilattico il cane “Al” ha assunto l’insetticida Teflutrin. La denuncia chiama in causa gli enti locali per omissioni sui controlli: chiesta la bonifica dell’area
LECCE NEI MARSI
Si tratta del Teflutrin, un insetticida e fitofarmaco agricolo altamente tossico, abbandonato intenzionalmente lungo un sentiero pubblico a ridosso di un’area picnic e di un recinto dei cervi. È quanto ricostruito rispetto al caso dell’avvelenamento verificatosi in località Vallemora, nel territorio di Lecce nei Marsi, alle porte del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Secondo il contenuto dell’esposto consegnato nei giorni scorsi ai carabinieri della compagnia di Avezzano e indirizzato contestualmente alla Procura della Repubblica, al Nipaff dei carabinieri forestali dell’Aquila, alla Regione Abruzzo e al Comune di Lecce. Il documento porta la firma di Valentina Renzopaoli, giornalista e direttrice della testata LifeAnimal, proprietaria del cane «Al», l’esemplare di un anno e mezzo vittima dell’esca avvelenata, salvato in extremis dopo un ricovero d’urgenza e in stato di coma. I documenti depositati a corredo della querela – tra i quali i referti della clinica Anicura Roma Sud e la relazione analitica ufficiale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale d’Abruzzo e del Molise – confermano in maniera inequivocabile la natura dolosa del gesto e l’impiego del principio attivo chimico appartenente alla classe dei piretroidi.
I fatti risalgono al pomeriggio del 12 luglio scorso. Secondo quanto ricostruito nella denuncia, la proprietaria era a passeggio con i suoi cani nella periferia del paese, in località Vallemora, per evitare il contatto con alcuni randagi presenti nel centro abitato, la cui presenza era stata già segnalata in passato al municipio. Un tracciato frequentato da escursionisti e famiglie, che costeggia il recinto dei cervi e conduce a una zona ristoro con tavoli da picnic. Durante il rientro, uno dei cani ha avvertito i primi malesseri. Fino a manifestare i sintomi acuti dell’intossicazione: scialorrea, tremori diffusi, vomito e convulsioni. Data l’assenza di presidi veterinari di pronto soccorso attivi sul territorio in giornata festiva, l’animale è stato trasportato d’urgenza a Roma. Qui i sanitari sono riusciti a stabilizzarlo, constatando però lesioni severe.
La denuncia sollecita l’intervento della magistratura e delle forze dell’ordine ipotizzando diversi reati. Si va dal maltrattamento di animali e tentata uccisione al getto pericoloso di cose, evidenziando come il posizionamento del veleno in un’area pubblica attrezzata configuri un potenziale pericolo per l’incolumità di escursionisti, minori e della fauna selvatica protetta. Nell’esposto viene avanzata anche la richiesta di verificare eventuali profili di omissione d’atti d’ufficio in capo all’amministrazione locale, sia per la mancata gestione del randagismo sia per l’applicazione delle misure previste dall’ordinanza ministeriale sulle esche avvelenate, che impone bonifiche, perimetrazioni e tabellazioni d’emergenza della zona interessata.
E intanto resta l’allarme per l’uso illecito di sostanze tossiche sul territorio regionale. Le esche avvelenate continuano a rappresentare una minaccia letale e indistinta. Tra i precedenti richiamati nella documentazione figurano anche i recenti casi di avvelenamento che hanno colpito la fauna protetta nell’area del Parco, come i lupi trovati morti nel territorio di Alfedena. Spetterà ora alle indagini dei carabinieri forestali risalire ai responsabili e bonificare l’area di Vallemora per scongiurare ulteriori rischi.
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