Legge sulle ricostruzioni, sì al modello L’Aquila

L’esperienza del capoluogo in uno studio curato da enti nazionali e Comuni: un contributo concreto alle politiche nazionali di emergenza in caso di calamità
L’AQUILA. Un libro bianco sulla ricostruzione post-sisma 2009 che finalmente mette ordine (e contribuisce a fare chiarezza) sulle procedure adottate sin dall’aprile di oltre 13 anni fa per la rinascita dei territori devastati dal terremoto. Il libro è stato presentato nell’ambito della “Settimana nazionale della Protezione civile” ed è stato curato dal dipartimento della Protezione civile, da Reluis, dal Consiglio nazionale delle ricerche e dagli Uffici speciali dell’Aquila (Usra) e dei Comuni del Cratere (Usrc). «Il Libro bianco sulla ricostruzione dei centri storici del cratere 2009», scrive nell’introduzione Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile, «dà evidenza della rilevante complessità in termini esecutivi ed economico-finanziari degli interventi di ricostruzione post-sisma nei centri storici. Si pone pertanto come contributo alle politiche nazionali di emergenza e ricostruzione post-sismica». Tradotto: l’esperienza aquilana può essere una base concreta per impostare una legge – testo unico – di riferimento ogni volta che bisogna ricostruire città e paesi colpiti da calamità naturali. In effetti il post-sisma aquilano ha dovuto attendere il 2013 con la nascita degli Uffici speciali (legge Barca) per avere una normativa “certa”.
PRIMA FASE
«Il processo di ricostruzione che ha riguardato il territorio dell’Aquila», si legge nel Libro bianco, «è stata caratterizzata da due differenti fasi. La prima era volta alla ricostruzione – ovvero alla riparazione con miglioramento sismico – degli edifici danneggiati al di fuori dei centri storici. Tale scelta era legata alla necessità di favorire il rientro in tempi rapidi del maggior numero possibile di sfollati, prevalentemente residenti in edifici al di fuori dei centri storici. Le diverse complessità, non solo tecniche, degli interventi da effettuare nelle due fasi ha indotto all’adozione di due diverse procedure per la determinazione del contributo concesso dallo Stato per la ricostruzione, denominate, rispettivamente, “procedura analitica” e “procedura parametrica”. La procedura analitica è stata adottata nella prima fase post-terremoto dal 2009 al 2013. Essa ha riguardato le pratiche relative alla ricostruzione degli edifici isolati o non ricompresi in aggregati edilizi, al di fuori dei centri storici ed è stata gestita dalla cosiddetta Filiera (Fintecna, Reluis e Cineas)».
SECONDA FASE
La procedura parametrica è stata introdotta con la legge Barca del 2012 «e resa operativa nel corso del 2013 e del 2014, con l’istituzione di due Uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila (Usra) e dei Comuni minori del Cratere sismico (Usrc). Essa ha riguardato, prevalentemente, le pratiche relative alla ricostruzione degli aggregati edilizi dei centri storici».
SCHEDA PARAMETRICA
In base alla scheda parametrica «il contributo concedibile, ovvero il tetto massimo di contributo, viene definito a priori in funzione dello stato di danno e della vulnerabilità degli edifici danneggiati dal sisma. È da sottolineare come, rispetto ad altri modelli di ricostruzione, quello aquilano riconosce il valore intrinseco degli elementi costruttivi originali e la necessità di salvaguardarli nel processo di ricostruzione».
I CAPITOLI
Nei primi due capitoli del Libro bianco l’attenzione si focalizza sui modelli di ricostruzione adottati nel complesso processo di ricostruzione. Si descrive in dettaglio la procedura messa a punto dall’Ufficio speciale dell’Aquila che ha previsto un protocollo di progettazione attuato in due fasi, denominate “Progetto parte prima” e “Progetto parte seconda”, e quella messa a punto dall’Ufficio speciale con sede a Fossa (Comuni del cratere) composta, anch’essa, da due fasi: la prima volta alla definizione del contributo mediante procedura parametrica, la seconda alla definizione del progetto esecutivo dell’intervento. «Nelle precedenti ricostruzioni post-sisma (quali ad esempio Marche 1997 e Molise 2002)», si legge, «le procedure messe in atto per il rilascio del contributo non prestavano una così rilevante attenzione agli interventi volti a preservare e valorizzare i singoli elementi costruttivi tipici dell’architettura locale».
GLI ALTRI CAPITOLI
Nel quarto capitolo «si pone l’accento su un aspetto cruciale nella definizione del contributo per la ricostruzione, vale a dire il danno rilevato a seguito del sisma». Il quinto «offre una disamina degli interventi più utilizzati nella ricostruzione post-sisma dei centri storici soffermandosi, in primo luogo, su una descrizione dei suddetti interventi e delle tecniche più frequentemente adottate».

