Legittima difesa, i timori dei magistrati

27 Gennaio 2019

«Si rischia di teorizzare il diritto primitivo all’autotutela. L’attuale normativa è ben disciplinata»

L’AQUILA. Le politiche governative sulla giustizia, legittima difesa in testa, nell’ambito del decreto sicurezza e immigrazione, sono bersaglio di critica. «La legittima difesa», si legge nella relazione, «già disciplinata con mirabile tecnicismo dal legislatore nel 2006, è di nuovo al centro di un dibattito povero di contenuti giuridici, alimentato, sembra, da pregiudizi più che da fatti. Si è giunti a teorizzare una difesa sempre legittima in ambito domiciliare valorizzando criteri presuntivi estranei al processo penale che annullano il principio cardine della proporzionalità con l’offesa e mirano a escludere in radice il controllo giudiziario».
«La premessa inaccettabile», si legge nel documento, «è che lo Stato sia inadempiente al patto di sicurezza sociale e che sia perciò giustificato il riespandersi di un primitivo diritto del cittadino all’autotutela». La presidente Fabrizia Ida Francabandera ha stigmatizzato, inoltre, la pronuncia di frasi presenti nel dibattito politico in caso di arresti come «gettare le chiavi» o «far marcire in galera». Ha poi criticato che fatti come la percezione di insicurezza siano stati enfatizzati a fronte di scarsa attenzione «alla presenza di criminalità organizzata sempre più dedita a flussi di denaro spesso mimetizzata nel tessuto imprenditoriale capace di corrodere i rapporti tra privati e istituzioni pubbliche».
«Quanto alla nuova normativa», come riporta la relazione, «non può che segnalarsi la preoccupazione per una risposta che nella sostanza consegna alla zona d’ombra dell’irregolarità migliaia di persone ormai presenti in Italia rischiando di criminalizzare fenomeni di marginalità sociale e di alimentare più paura di quella che una democrazia matura possa permettersi».
Francabandera ha poi ricordato come il 29 gennaio saranno 40 anni dall’omicidio del giudice Emilio Alessandrini, padre del sindaco di Pescara, Marco, che fu vittima degli anni di piombo. E ha soggiunto che il terrorismo fu sconfitto senza il ricorso a leggi speciali nel pieno rispetto dello Stato di diritto grazie «a magistrati solerti e capaci come Alessandrini».