Legnini al capezzale dei sindaci

18 Luglio 2014

Oggi incontro a Navelli. Continua lo sciopero della fame di Biondi. Nusca: anche noi dobbiamo fare di più

L’AQUILA. Non basta rimettere in piedi case e chiese per ricostruire una città e il suo territorio distrutti dal sisma. Si deve ricostruire anche il tessuto economico. A questo sono destinati diversi milioni di euro provenienti dal 5% dei fondi stanziati per la ricostruzione, come stabilito dalla Legge Barca, e dei quali è in arrivo la prima tranche di 13 milioni relativa al 2013. Se ne parlerà oggi pomeriggio alle 15,30 a Navelli con il sottosegretario all’Economia, Giovanni Legnini, a Palazzo Santucci, insieme anche al Tavolo di coordinamento dei sindaci, nell’ambito di una giornata d’ascolto con consulenti del Censis e di Invitalia, mentre a pochi chilometri un altro sindaco, quello di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, prosegue il suo sciopero della fame «fino a quando il governo non avrà dato risposte concrete alle istanze dei territorio del cratere sismico». Dove la ricostruzione fatica a entrare nel vivo. I sindaci del cratere hanno individuato nel potenziamento della filiera agro-alimentare dei prodotti di nicchia e nella ricettività diffusa i settori su cui puntare per il rilancio dell’area. Da mesi si sta svolgendo una campagna d’ascolto portata avanti da Invitalia e dal Censis prima che vengano redatti i bandi per i progetti, con incontri già tenuti a Barisciano, Rocca di Mezzo, Bussi, Montorio al Vomano. Tuttavia, a detta del coordinatore dei sindaci delle aree omogenee, Emilio Nusca «si deve fare di più, guardare al futuro. Continuare a combattere per la ricostruzione, ma interrogarci anche sul destino dei nostri paesi». Importante, per Nusca, interrogarsi sin da ora su cosa dovranno diventare le aree omogenee quando la ricostruzione sarà finita. E fa un appello ai sindaci affinché «facciano di più per sensibilizzare le popolazioni sul tema dello sviluppo socio-economico» cercando di individuare le vocazioni delle loro terre. Quanto alla ricostruzione che non va, per Nusca la situazione può cambiare «se anche i sindaci cambiano passo». Ad esempio, i Piani di ricostruzione vengono presentati con troppa lentezza: «A oggi siamo fermi a metà» ricorda Nusca, «perché non vengono presentati? Cosa si sta aspettando a farlo?». I Piani di ricostruzione sono importanti per programmare la ricostruzione urbanistica ed economica dei paesi, per organizzare i sottoservizi, ancora in alto mare, e disegnare il futuro sviluppo anche sociale. Intanto «ci sono 198 milioni di euro ancora non spesi, perché?» tuona Nusca «e per quale motivo gli Utr – gli Uffici territoriali per la ricostruzione – fanno a rilento le istruttorie? È innegabile che ci siano delle complessità notevoli nella ricostruzione dei Comuni, che è diversa da quella di una singola città, come L’Aquila; ma è anche vero che ci sono delle incapacità». A testimoniarlo è il fatto, lascia intendere Nusca «che a oggi sono stati impegnati 262 milioni di euro a fronte dei 568 stanziati dalla delibera Cipe». A conti fatti, 300 milioni non sono ancora stati usati, con la Ragioneria dello Stato che dal gennaio scorso sta chiedendo di spendere i soldi stanziati prima di averne di nuovi. Intanto il sindaco Biondi, al terzo giorno di sciopero della fame, è stato raggiunto da decine di telefonate e messaggi di solidarietà.

Marianna Gianforte