Leopardi: «Lavorerò a garanzia e a tutela di tutti gli avvocati»

9 Febbraio 2023

Prima donna al vertice del consiglio, resterà in carica 4 anni «I problemi? Continue riforme e troppi cambi di magistrati»

L’AQUILA. Luisa Leopardi, 62 anni, è la prima donna presidente dell’Ordine degli avvocati dell’Aquila. Avvocato civilista dello studio “Lucio e Luisa Leopardi”, patrocinante dinanzi alle Magistrature superiori e in Cassazione, ha assunto il mandato «con grande senso di responsabilità, non tanto quanto donna, ma per la carica che rivesto, alla guida di un Ordine distrettuale». Sul lavoro da fare nei prossimi 4 anni, Leopardi ha le idee molto chiare.
Presidente, dopo 103 anni dalla sua istituzione l’Ordine degli avvocati dell’Aquila ha una donna come presidente. Come vivrà questo importante ruolo?
«Ne sento il peso, per la carica, non come donna. Abbiamo rotto uno schema e, già da tempo, fatti molti passi avanti nel settore della giustizia. Abbiamo una presidente della Corte d’Appello donna, Fabrizia Francabandera, la presidente vicaria del tribunale dell’Aquila, Alessandra Ilari, la presidente del tribunale per i minorenni, Cecilia Angrisano, e il prefetto, Cinzia Torraco. Cariche che sono nella disponibilità delle donne, anche se qualche volta le donne, nel tempo, si sono tirate indietro».
Da dove partirà nell’attuazione del programma di mandato triennale?
«Dal primo incontro, stabiliremo i parametri della nostra azione a garanzia e a tutela delle richieste degli iscritti. Dobbiamo intervenire nel rapporto con i magistrati, con la Cassa di previdenza, confrontarci con le diverse generazioni che compongono la categoria degli iscritti, con gli avvocati civilisti e i penalisti. Ogni 3- 4 anni, siamo di fronte a riforme, dobbiamo riprendere sempre in mano i codici. A questo si aggiunge un continuo ricambio nella magistratura aquilana, da sempre molto rapido, perché sede vista come trampolino di lancio verso Roma. C’è, poi, il problema della carenza di personale e dell’accorpamento dei tribunali minori: temi che dobbiamo affrontare».
Qual è la sua posizione sull’accorpamento dei tribunali?
«Ne sentiamo l’effetto, non lo viviamo come una causa. All’Aquila non abbiamo alcun interesse che vengano soppressi i tribunali di Sulmona e di Avezzano, sia chiaro. In questo momento, tuttavia, subiamo come gli altri colleghi la carenza di personale e di servizi determinata da un’applicazione non perfetta della legge sul territorio. Sulla carta è come se l’accorpamento fosse operativo e questo condiziona numeri e servizi. Non si può vivere a lungo nel limbo».
Quanto è difficile intraprendere oggi la professione?
«È uno degli accessi più difficili al lavoro, come tutte le libere professioni che attraversano un momento di difficoltà. Offriamo servizi fondamentali, ma che non sono il pane quotidiano. Non esiste più il prestigio della professione in quanto ci si relaziona con un territorio litigioso, ma non particolarmente ricco. All’Aquila gli avvocati sono poco più di 500, più una trentina di sospesi. Numericamente tanti, in realtà pochi perché dividiamo una fetta di torta limitata».
Dopo il sisma del 2009 sono aumentati esponenzialmente, all’Aquila, i contenziosi civili e penali. Che lettura dà a questo fenomeno?
«Ai contenziosi ordinari si è aggiunta anche una componente legata al sisma, alla concessione dei contributi e alla regolamentazione urbanistica».
A chi dedica il traguardo?
«Vorrei ricordare l’avvocato Vincenzo De Benedictis, scomparso di recente, che sarebbe stato il presidente. Non una donna, ma un ottimo presidente. Ma è a mio padre Giovanni che dedico tutto ciò: è lui la persona che oggi avrei fatto più felice».
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