Letta: «Pronto ad accettare la cittadinanza»

Il fair play dell’ex sottosegretario del governo Berlusconi dopo la spaccatura in commissione: «Cose che capitano»
L’AQUILA . «Capisco benissimo le situazioni della politica. Non me ne scandalizzo e non me ne amareggio, fa parte della vita pubblica. Voglio bene all’Aquila e agli aquilani e penso che anche loro ne vogliano a me. Accetterò con felicità la cittadinanza onoraria, se l’amministrazione riterrà di volermi conferire questo riconoscimento». Si è presentato puntualissimo all’appuntamento dedicato all’Amphisculture di Beverly Pepper, l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta. E, dopo una leggera titubanza iniziale e qualche battuta («di sabato mattina, con questo bel sole, che cosa volete chiedermi?», ha detto sorridendo), si è lasciato andare, rispondendo alle domande. Un discorso ufficiale tutto imperniato sul suo legame con L’Aquila, le ore immediatamente successive al sisma, la gestione dell’emergenza con l’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, l’impegno per la ricostruzione. «Polemiche a parte», ha detto Letta, «possiamo dire che mai una fase di emergenza è stata affrontata in Italia come all’Aquila, grazie anche al centro operativo della scuola della Guardia di Finanza, che ci ha permesso di coordinare gli interventi».
MI SENTO AQUILANO. «Sono orgoglioso di considerarmi parte di questa città, alla quale sono profondamente legato e con la quale ho vissuto un periodo drammatico, difficile, che non dimenticherò mai e che mi porto dentro con tutto il dolore e l’amore che L'Aquila merita». Parole accompagnate dalla commozione finale che ha velato la conclusione del suo intervento nella sala ipogea del Palazzo dell’Emiciclo. Dopo aver parlato al pubblico, l’ex sottosegretario è tornato al suo posto, in prima fila, asciugandosi le lacrime.
COLPA MIA. Le polemiche dei giorni scorsi sul conferimento della cittadinanza onoraria, priva del consenso unanime di tutto il consiglio comunale, non hanno scalfito, almeno apparentemente, la valenza del tributo per Letta che, al contrario, si è addossato la colpa di quanto accaduto. «Ho inviato una lettera all’amministrazione comunale per comunicare che, venerdì scorso, non potevo essere presente. Lettera», ha spiegato Letta, «in cui pregavo il sindaco Biondi di posticipare il conferimento, perché avevo un impegno istituzionale improrogabile. La colpa del rinvio è mia e l’ho scritto chiaramente, chiedendo comprensione per il disguido. Sarò ben felice di accettare il nuovo invito, se arriverà».
«IL DOLORE PIÙ GRANDE». «La mia vita è intrecciata con L’Aquila: non sono nato qui, ma ci ho vissuto gran parte della mia esistenza. E qui», ha aggiunto Letta, «ho vissuto il più grande dolore della mia vita, ma anche tante gioie. In fondo, la mia avventura giornalistica è partita dall’Aquila. Il ricordo più triste che porto nel cuore è di quel venerdì santo, quando si celebrarono i funerali delle vittime del sisma, con tutte quelle bare affilate: quando dico il dolore più grande della mia vita, intendo proprio quello. Ho fatto sempre il mio dovere, ma con un supplemento di amore verso questa città».
QUELLA NOTTE. «L’emergenza all’Aquila è stata gestita come mai in Italia. Sono figlio di un abruzzese e del terremoto della Marsica», il ricordo di Letta. «La notte del 6 aprile, avvertita la scossa, ho capito subito che era accaduto qualcosa di terribile. Ho chiamato Bertolaso e alle 4,15 eravamo già nella sala della Protezione civile, a Roma. Gli ho detto di partire subito per L’Aquila. Arrivato sul posto mi ha detto che la città era distrutta. Ricordi che non si possono cancellare».
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