Lettera al boss e messaggi cifrati Esercizi di matematica in codice

16 Novembre 2022

Sequestrata la missiva della mamma di Filippo Graviano che presenta ricorso, ma perde la causa I giudici della Cassazione: «Frasi mascherate dalle formule, potrebbe capirle solo il destinatario»

L’AQUILA. La madre gli aveva inviato al penitenziario di Preturo una lettera che era stata sequestrata dalle autorità carcerarie perché c’era il sospetto che potesse contenere messaggi in codice. Allegati alla missiva pare ci fossero anche esercizi di matematica che la madre mandava al figlio forse per motivi di studio. Filippo Graviano, 61 anni, di Palermo, boss mafioso in carcere al 41 bis per una serie di gravi reati, aveva fatto ricorso in Cassazione contro il sequestro della lettera, ricorso che è stato respinto.
«Sono manifestamente infondate e generiche le censure dedotte al primo e al secondo motivo del ricorso nell’interesse di Filippo Graviano», scrive la Cassazione, «con le quali ci si duole del vizio di motivazione del provvedimento del tribunale di sorveglianza dell’Aquila, laddove ha trattenuto la missiva inviata dalla madre Vincenza Quartararo al figlio Filippo Graviano disponendo l’inoltro al detenuto dei soli esercizi di matematica, pur avendo in realtà il magistrato di sorveglianza trattenuto la missiva per essere i messaggi in codice mascherati da formule matematiche». Inoltre c’era il sospetto di «riferimenti a date e persone che potrebbero veicolare messaggi in codice comprensibili al solo destinatario». La vicenda ha un precedente che riguarda il fratello di Filippo, Giuseppe Graviano al quale fu sequestrata una lettera che il detenuto voleva inviare alla madre. L’intento sarebbe stato di «suggerire o far recepire al destinatario, sia con lo strumento grafico che con gli intricati contenuti, qualcosa di non meglio comprensibile o decifrabile, con conseguente pericolosità della missiva per l’ordine e la sicurezza». Inoltre ci sarebbe stata una «modalità di scrittura che ne rendono difficoltosa la decrittazione, con frequenti cambiamenti di stile grafico e con uso di stampatelli e corsivi senza apparenti ragioni e anche nei contenuti si affacciano espressioni criptiche». Pochi giorni fa sempre la Cassazione aveva rigettato la richiesta di permesso premio fatta da Filippo Graviano ritenendo, tra l’altro, che «il detenuto aveva sottoscritto una dichiarazione di dissociazione, cui non aveva fatto seguito una collaborazione con gli inquirenti», ma anche che «aveva mantenuto i rapporti con i familiari, tra i quali vi erano anche soggetti pure coinvolti in logiche associative». Non bastano quindi per la concessione del permesso «la regolare condotta carceraria e il percorso scolastico sino al conseguimento col massimo dei voti della laurea magistrale» e neppure la dissociazione che aveva portato Graviano ad «accettare il confronto col pentito Gaspare Spatuzza».