Lezione di giustizia nel segno di Falcone

24 Maggio 2019

Dal jihadismo in Medio Oriente alla strage di Capaci, salgono in cattedra il prefetto De Stefano e la sociologa Santori

AVEZZANO. Un minuto di silenzio per ricordare la strage di Capaci e l’Inno d’Italia per ribadire con forza l’amore per questo Paese. Si è aperto così l’incontro “Terrorismo, criminalità e contrabbando. Gli affari dei jihadisti tra Medio Oriente, Africa ed Europa”, organizzato ieri al Liceo Benedetto Croce di Avezzano, grazie alla collaborazione della Fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis).
Un momento di confronto che chiude il cerchio di un progetto dedicato alla legalità, che ha caratterizzato i tre anni di studio dei giovani vicini all’esame di maturità. A loro si sono rivolti i relatori dell’incontro, che si è tenuto proprio nel giorno in cui l’Italia ha ricordato la morte del magistrato Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e della sua scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Dopo i saluti di benvenuto della dirigente scolastica Rossella Rodorigo, la professoressa Angela Ciccarelli ha raccontato ai ragazzi, che hanno affollato l’aula magna, il suo particolare ricordo della strage di Capaci avvenuta proprio qualche giorno dopo l’inizio della sua carriera nel mondo della scuola. La parola è poi passata ai relatori della ricerca sul terrorismo tra Medio Oriente, Africa ed Europa: il prefetto Carlo De Stefano, vicepresidente della Fondazione Icsa, e la sociologa Elettra Santori. «Oggi ci troviamo davanti a una diaspora con tanti ex combattenti e tanti giovani che vagano nel Medio Oriente, accorpandosi e portando avanti affari illeciti», ha spiegato il prefetto De Stefano, dopo aver ripercorso le tappe principali della criminalità organizzata nei Paesi islamici, «questi gruppi armati si occupano del traffico di droga, del traffico di migranti e del traffico di opere d’arte. I jihadisti hanno distrutto interi siti archeologici nei loro Paesi non per un odio iconoclasta, ma soltanto per creare tanti pezzi da commerciare». All’incontro hanno preso parte anche i rappresentanti dell’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia. «Vi siete mai chiesti cosa spinge un terrorista a radicalizzarsi?», ha precisato Santori rivolgendosi ai giovani, «il profilo del jihadista non è quello di una persona povera. Degli studi specifici hanno evidenziato che molto spesso i jihadisti sono persone con un alto profilo economico e con un’istruzione. Pensate che tra i Paesi europei che hanno dato più combattenti stranieri ci sono la Svezia e la Danimarca, dove c’è un importante sostegno economico anche alle famiglie più deboli. Come è possibile che molti combattenti sono partiti da lì? Perché il terrorismo ha altre strade, che non sono quelle economiche».
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