LFoundry, anche la Fiom dice sì all’accordo

9 Aprile 2020

Fim-Cisl, Uilm-Uil e Failms dicono sì all’accordo per la cassa integrazione alla LFoundry e anche la Fiom-Cigl, dopo alcune frizioni, decide di firmare. L’avvio degli ammortizzatori sociali per i 1.50...

Fim-Cisl, Uilm-Uil e Failms dicono sì all’accordo per la cassa integrazione alla LFoundry e anche la Fiom-Cigl, dopo alcune frizioni, decide di firmare. L’avvio degli ammortizzatori sociali per i 1.500 dipendenti è scaturito da un lungo braccio di ferro tra i vertici dell’azienda che produce memorie volatili e le organizzazioni sindacali. «Non senza evidenti rigidità da parte dell’azienda», ha spiegato Elvira De Sanctis, segretario Fiom-Cgil, «è stato individuato un percorso per contemperare la necessità di tutelare la salute dei lavoratori e di tutta la collettività con l’esigenza di mantenere l’azienda attiva. C’è voluto uno sciopero per convincere l’azienda dell’urgenza di mettere mano al numero di persone contemporaneamente presenti nello stabilimento, al fine di abbattere le occasioni di contagio sia sul posto di lavoro che in fase di spostamento da e verso la fabbrica. La faticosa mediazione prevede l’iniziale applicazione di un turno produttivo cosiddetto 3-13 (3 giorni di lavoro e 13 di riposo) che nel giro di alcuni giorni evolverà verso un turno cosiddetto 4-12, compartimentando in questo modo la platea di lavoratori in gruppi distinti, presenti all’interno dello stabilimento in maniera alternata e scadenzata da un periodo di “quarantena”. La contrazione delle attività sarà effettuata attraverso il ricorso allo strumento della cassa integrazione Covid-19. (e.b.)