LFoundry, i vecchi turni vanno in pensione

Dopo ventuno anni si cambia: raggiunto l’accordo che prevede due giorni di lavoro e tre di riposo
AVEZZANO. Sì ai turni “due più tre” (due giorni di lavoro e tre di riposo) in LFoundry. Storica svolta nell’'azienda più grande del territorio, la seconda di tutto l’Abruzzo. Dopo 21 anni i vertici del sito e le organizzazioni sindacali hanno deciso di cambiare la turnazione firmando un accordo che ora dovrà essere vagliato dai 1.400 dipendenti.
LA TURNAZIONE. Era dal 23 dicembre del 1999 che nella fabbrica dove si producono memorie volatili vigeva il turno “quattro più quattro” (quattro giorni di lavoro e quattro di riposo). Più volte era stato messo in discussione, soprattutto per il peso che aveva sulla popolazione interna ormai Over 50, ma mai si era arrivati a poterlo cambiare. Grazie a una trattativa durata mesi, poi interrotta e ripresa dopo lo sciopero di quattro giorni dei dipendenti, si è arrivati alla tanto attesa “ipotesi d’accordo”" tra azienda e parti sociali che, dopo l’ok definitivo dei lavoratori, entrerà ufficialmente in vigore.
COSA CAMBIERÀ. Grazie al nuovo accordo i dipendenti osserveranno due giorni di lavoro e tre di riposo. Non ci saranno più, quindi, le due notti consecutive tanto additate negli ultimi mesi. Ogni lavoratore, poi, dovrà osservare durante l’anno 15 rientri, di cui due saranno retribuiti al 30% in più. Ci sarà un aumento di orario, ma anche un aumento di salario. Se i dipendenti diranno sì la nuova turnazione entrerà in vigore dal primo giugno e ciascuno di loro entro il 10 maggio sarà aggiornato sull’organizzazione del lavoro.
LE REAZIONI. La lunga riunione che si è conclusa in serata con la firma dell’accordo. Un finale atteso soprattutto dai dipendenti che più volte avevano chiesto di giungere a un’intesa. «È un accordo storico che dopo 21 anni di turnazione dura permetterà di passare a una meno pesante», ha ricordato Roberto Di Francesco (Fiom-Cgil), «due notti di lavoro consecutive erano diventate massacranti». Il nuovo accordo porterà un aumento di salario, anche se minimo, e la possibilità di estendere rispetto al contratto nazionale il part-time a chi ne farà richiesta. Va detto che è un accordo che alla fine scontenta un po’ tutti». «Dopo 21 anni abbiamo sconfitto un modello di organizzazione di lavoro che ha messo a dura prova la salute di due generazioni di persone», ha detto Antonello Tangredi (Fim - Cisl), «l’amministratore delegato, Marcello D'Antiochia, ha avuto il coraggio di sedersi al tavolo con noi e di rimettere in discussione quel modello che non funzionava più».
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