LFoundry, lo stato di agitazione non rientra

12 Marzo 2021

Risale la tensione tra azienda e sindacati dopo il nuovo rinvio dell’incontro sulle nuove turnazioni

AVEZZANO. È alta la tensione in casa LFoundry dopo il rinvio dell’incontro tra azienda e sindacati e l’annuncio della carenza di materie prime. Le parti sociali, dopo oltre un mese di silenzio, si erano di nuovo sedute al tavolo con i vertici dell’azienda ma, dopo tre rinvii della discussione, hanno lamentato l’atteggiamento non corretto da parte della dirigenza annunciando di voler continuare lo stato di agitazione. «Chi aveva creduto o sperato in una nuova era nelle relazioni industriali in LFoundry, è rimasto deluso», ha precisato Alessandro Maurizi, rsu Fim- Cisl, «nulla è cambiato con l’arrivo della nuova dirigenza, anzi no: si può affermare che la situazione è peggiorata. L’atteggiamento dell’amministratore delegato nei confronti della controparte sindacale continua ad essere pretestuoso e volutamente scorretto». I rappresentanti sindacali hanno criticato le comunicazioni arrivate nei giorni scorsi circa la carenza di materie prime che potrebbe creare forti disagi alla produzione. L’amministratore delegato, Marcello D’Antiochia, ha però chiarito che si sta lavorando per evitare che ci siano problemi. Anche in questo caso, secondo i sindacalisti, non c’è stato quel dialogo necessario in alcune circostanze tra le parti e molti dei 1.400 dipendenti del sito dove si producono memorie volatili, sono preoccupati. Maurizi ha ricordato che «nel mese di ottobre è stato proposto all’azienda un accordo quadro con punti di discussione importantissimi: contratto di prossimità, formazione (fondo nuove competenze), uscite incentivate, organizzazione del lavoro e smart working. Se per i primi 3 punti è stata raggiunta un’intesa con tanto di accordo siglato, per ciò che riguarda l’organizzazione del lavoro e relativo cambio turno si è dovuto ricorrere nuovamente allo sciopero. Durante la fase negoziale è emerso un forte atteggiamento pretestuoso da parte dell’azienda. I lavoratori sono stati chiamati nuovamente a incrociare le braccia ma nonostante ciò l’amministratore ha continuato a rifiutare qualsiasi confronto con il sindacato. Soltanto l’iniziativa di scrivere un documento firmato dalle segreterie e dalla rsu, approvato dall’assemblea dei lavoratori, ha “convinto” D’Antiochia a tornare al tavolo negoziale, con il risultato di scoprire che, il sito produttivo è a rischio chiusura per la difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. Forse», ha concluso il sindacalista, «potrebbe essere l’ennesima fuga in avanti per evitare di affrontare altre questioni». (e.b.)
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