LFoundry, si riapre la trattativa sullo smart working in azienda

Per i sindacati lo strumento può essere usato, in una prospettiva di innovazione, da tutti i dipendenti La Uilm: «Il confronto è avviato e le distanze non sono incolmabili. Doverosa una regolamentazione»
AVEZZANO. Si riapre in LFoundry la trattativa sul lavoro agile da applicare a buona parte dei dipendenti. Da quando l’emergenza Covid ha rivoluzionato le abitudini lavorative e sociali dei 1.400 dipendenti dello stabilimento dove si producono sensori e memorie volatili, le organizzazioni sindacali hanno lanciato l’sos all’azienda chiedendo di mettersi a tavolino per regolamentare lo smart- working.
Archiviate le discussioni sulla nuova turnazione “2 più 3”, con due giorni di lavoro (8/20 e 20/8) e tre di riposo, sempre con turni di 12 ore, che ormai da giugno dello scorso anno ha mandato in pensione il vecchio “4 più 4” (quattro giorni di lavoro con turni da 12 ore 8-20 e 20-8 e quattro di riposo) in vigore da 20 anni, e sui contratti di espansione per i quali hanno fatto richiesta 29 dipendenti prossimi alla pensione, si è riaperto il dialogo tra azienda e sindacati sul lavoro agile.
«La pandemia ci ha regalato nuove chiavi di lettura del lavoro agile», ha affermato Monica Di Cola, rsu Uilm-Uil, «coprendo da una parte nuove opportunità offerte da questa modalità e dall’altra un vuoto culturale più che legislativo dello strumento. Non è un caso che nell'ultimo anno siano proliferati accordi aziendali volti a normarne l’utilizzo. LFoundry durante la pandemia ha fatto ricorso a un grande utilizzo del lavoro agile confermando l’incremento produttivo e una migliore organizzazione delle attività».
«La trattativa», ha aggiunto Di Cola, «è in corso, le distanze non sono incolmabili e siamo convinti che, in una prospettiva di innovazione dell’azienda che ci auguriamo, lo strumento possa essere utilizzato da tutti i dipendenti».
Intanto oggi sarà discusso al ministero del Lavoro l’accordo sui contratti di espansione.
«Dal giorno in cui è esplosa la grave emergenza sanitaria, abbiamo scoperto questo strumento che è stato applicato per diverso tempo a buona parte dei dipendenti», ha commentato Michele Paliani, segretario generale della Uilm-Uil LAquila Teramo, «ora però la regolamentazione dello smart-working in uno stabilimento come il nostro è doverosa sia nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, sia per l’organizzazione generale del lavoro. L’azienda già in passato ha mostrato una certa sensibilità e ci auguriamo che si possa arrivare quanto prima a una sintesi».
Per Elvira De Sanctis, segretaria provinciale della Fiom-Cgil «il primo incontra avuto con l’azienda è stato molto interlocutorio, la discussione è ancora in uno stato embrionale. L’azienda ha utilizzato lo smart working perché c’erano delle semplificazioni di carattere legislativo. Quell’esperienza si ritiene possa essere un punto di partenza e un patrimonio per i lavoratori e le lavoratrici di cui certamente parlare per poter trovare un accordo».
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