LFoundry, stop ai contratti di solidarietà

Appello all’azienda da parte dei 1.500 addetti: no al ritorno a giugno degli ammortizzatori sociali, sviluppo a rischio
AVEZZANO. Appello unanime dei lavoratori LFoundry: vogliamo più certezze per il nostro futuro. Hanno deciso di sottoscrivere un manifesto i 1.500 dipendenti del sito industriale della città dove si producono memorie volatili per chiedere all'azienda di chiarirgli il futuro che li aspetta. Da quando un anno fa venne annunciata la vendita dello stabilimento a una multinazionale cinese che poi ha passato tutto nelle mani della Wuxi le organizzazioni sindacali ancora non vedono il piano industriale e non sanno come verranno impiegati i 18 milioni di euro di investimenti annunciati di cui 4 secondo quanto detto qualche settimana fa dall'amministratore delegato Marcello D’Antiochia sono stati già utilizzati. «La richiesta di ammortizzatori sociali per far fronte alle limitazioni produttive imposte dall’emergenza Covid-19 è stata recepita con responsabilità dal cosiddetto gruppo dei “lavoratori indiretti” di LFoundry, sebbene diversi fossero i dubbi in merito», hanno precisato i dipendenti, «risulta però miope la visione dell’azienda per cui al minimo rallentamento produttivo, per giunta per un arco temporale ridotto, si debba ricorrere alla riduzione di lavoro». Secondo i dipendenti «il senso di responsabilità e sacrificio in nome della organizzazione è dimostrato dal regime di contratti di solidarietà a cui il gruppo di lavoratori indiretti è ̀ stato chiamato da quasi 18 mesi, pur essendo chiaramente venute meno le ragioni strutturali». Ora la preoccupazione è per il futuro e per i nuovi contratti di solidarietà che, secondo quanto annunciato dall'amministratore delegato D'Antiochia, potrebbero scattare già a giugno. «C'è indisponibilità a vedere calpestate dignità e professionalità dimostrata dai lavoratori indiretti, tramite manovre non chiare, che continuano a richiedere sforzi finanziari e riduzione delle ore lavorative che metterebbero a rischio lo sviluppo del futuro prossimo della organizzazione», hanno concluso i lavoratori, «per questo il personale indiretto richiede la cessazione della cassa integrazione, anche per le ulteriori settimane, l'intensificazione della modalità di smart-working e la cessazione della contratti di solidarietà anche per i mesi residui al primo accordo, essendo decadute le ragioni per averla in piedi ed essendo dannosa per il futuro della organizzazione».
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