LFoundry, sulle otto ore proposto un referendum

22 Febbraio 2020

Il segretario nazionale Uilm-Uil Paliani: con le assemblee sono stati ascoltati soltanto 400 dipendenti su 1.500, con la consultazione raggiungeremmo tutti

AVEZZANO. Un referendum tra i dipendenti di LFoundry per capire quale turnazione scegliere. Questa la proposta lanciata da Michele Paliani, segretario nazionale Uilm-Uil, per riuscire a raggiungere tutti i 1.500 lavoratori del sito e riuscire ad avere un quadro completo della situazione. Nei giorni scorsi, durante le assemblee nel sito marsicano di LFoundry, i dipendenti ascoltati, circa 400, avevano espresso tutta la loro contrarietà alla proposta di mandare in pensione la vecchia turnazione da 12 ore e passare a una tradizionale da 8 ore. L'ipotesi è stata dettata dalla volontà della nuova proprietà cinese, Wuxi, di tagliare il costo del lavoro, reputato troppo alto. Una condizione necessaria per poter poi attuare il piano di investimento di 18 milioni di euro e puntare alla realizzazione dei 43 nuovi prodotti. «Il nostro obiettivo è quello di vigilare», ha spiegato Paliani, «quello che ci interessa di più è l’aspetto degli investimenti che, nonostante gli annunci fatti al ministero per lo Sviluppo economico, andremo a controllare passo passo. Importante, per noi, è poi la produzione dei nuovi prodotti che l'azienda ha annunciato di voler immettere nel mercato. Massima attenzione sarà riservata, inoltre, alla turnazione oggetto tra l’altro dell’ultimo confronto con l’azienda». Nel faccia a faccia tra le organizzazioni sindacali e i delegati di LFoundry, infatti, Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil e Failms-Cisal si sono rifiutate di firmare il documento nel quale si passava dalle 12 alle 8 ore, chiedendo di riaprire la discussione e valutare anche la turnazione già attiva nel sito, in via sperimentale, di un giorno, una notte, uno smontante e due riposi. «Questa turnazione, così com’è, per i lavoratori Over 50 non va più bene e questo è un dato di fatto», ha continuato Paliani, «l’orientamento assembleare è chiaro: i dipendenti non vogliono le 8 ore. Ma quanti ne sono stati ascoltati? Sono interessati 854 dipendenti, ne sono stati raggiunti circa 400 con le assemblee, ma sarebbe opportuno realmente conoscere l’intenzione di tutti. Per questo sarebbe perfetto un referendum aziendale, in modo da chiamare tutti a esprimersi. C’è una maggioranza silenziosa che nessuno sa cosa vuole veramente fare. È necessario quindi convocare ciascun dipendente, sentire le sue esigenze e poi costruire una controproposta da portare all’azienda. Siamo pronti a discutere, ma bisogna trattare sull’orario e recuperare la produttività facendo un ragionamento complessivo. Solo così potremo costruire un quadro preciso, scongiurare il 20% delle ore lavorate in eccesso e preservare il bagaglio di professionalità che abbiamo».
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