Lia Palanza: ecco perché ho proposto di cambiare il nome al Liceo classico

15 Giugno 2023

L’idea di togliere l’intitolazione Torlonia nasce dalla figlia del letterato «Sarebbe motivo d’orgoglio per la città che mio padre ha onorato»

AVEZZANO. «Per la città di Avezzano avrebbe potuto essere motivo di giusto orgoglio dare testimonianza d’essere stata madre d’un figlio che ha saputo amarla e onorarla». Sono le motivazioni che hanno spinto Lia Palanza, figlia dell’illustre letterato, ex dirigente del Classico, Ugo Maria, a chiedere al sindaco Gianni Di Pangrazio di dedicare il liceo Torlonia al padre. Proposta che ha innescato un vivace dibattito.
L’IDEA
A proporre all’amministrazione di avviare l’iter per cambiare il nome – da Torlonia a Palanza – è stata l’associazione nata nel luglio del 2018. La figlia di Palanza, che ne è anche la presidente, ha consegnato una dettagliata documentazione in Comune per motivare la proposta.
L’INTERVENTO
«Senza nulla togliere alla memoria del prosciugatore del Fucino, ma in considerazione del fatto che nella storia dell’istituto la figura del Palanza rappresenta il vero genius loci, come ha pubblicamente riconosciuto lo stesso ex preside Ilio Leonio», precisa Lia Palanza, «infatti, nel ’34, subito dopo la laurea in Giurisprudenza, una casuale supplenza fu l’occasione per scoprire la vocazione all’insegnamento e rappresentò così la spinta a riprendere gli studi per una nuova laurea. A quella scuola ha poi dedicato per oltre 50 anni tutta la sua vita di educatore, saggista e critico, dando così notorietà, attraverso i suoi scritti anche al nostro liceo». Lia Palanza non può fare a meno di ribattere a quanto affermato dal docente di religione del Classico, don Claide Berardi, e dall’ex insegnante Francesco Letta. «Don Claide riferisce di persecuzioni familiari a opera della milizia fascista, quasi a instillare il sospetto di un qualche coinvolgimento di mio padre», precisa, «è evidente che non lo abbia né conosciuto né abbia avuto modo di leggere una sua pagina. Il professor Letta, a sua volta, pur costretto ad ammettere che Palanza merita d’essere onorato, allude a una sorta di revisionismo. Nella vita di mio padre non c’è proprio nulla da revisionare: persona integerrima, uomo di fede e alieno da qualunque forma di violenza, noto, semmai, per la serenità che sapeva diffondere intorno a sé e sempre rispettoso e comprensivo delle idee e debolezze umane, stimato e amatissimo da quanti lo hanno avuto come docente, capace di lasciare nei cuori un’impronta viva».
LA MOTIVAZIONE
La presidente dell’associazione Palanza ha ribadito che il padre «per scelta non ha mai voluto lasciare Avezzano e ha rinunciato ad altre opportunità prediligendo i valori della vita di provincia più affini alla sua indole mite e riservata e la collaborazione fraterna con i più intimi colleghi: Vittoriano Esposito in primis, Angelo Melchiorre, Manfredo Santucci. Non ha mai rincorso né coltivato ambizioni al fine di ottenere riconoscimenti, ma sempre ha agito guidato dalla passione e amore per la sua terra e la sua gente. E questo ben dimostrano gli anni dedicati alla valorizzazione del Centro studi sostenuto senza il beneficio di alcun contributo. Se ho ritenuto, con l’appoggio di amici e illustri professionisti, di chiedere al sindaco un gesto simbolico di riconoscenza, l’ho fatto ritenendo che per la città di Avezzano avrebbe potuto essere motivo di giusto orgoglio. Nello stesso tempo questo gesto avrebbe il senso altamente educativo di additare alle nuove generazioni un esempio di alta moralità».
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