Licenziamento per l’autista di auto blu

5 Dicembre 2017

Accusato anche di truffa, ha patteggiato due anni di reclusione nel processo sui viaggi impropri dell’ex sindaco Di Pangrazio

AVEZZANO. È stato sospeso dal servizio, e sono state avviate le procedure di licenziamento, l’autista delle auto blu. Ercole Bianchini, che all’epoca dei fatti contestati era uno degli autisti dell’ex sindaco Gianni Di Pangrazio, aveva patteggiato la pena di due anni di reclusione con l’obiettivo di salvare il posto di lavoro. Ma l’attuale amministrazione, dopo aver ricevuto gli atti dal gip del tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella, ha seguito la norma con la quale «nel caso di condanna penale anche non definitiva, ancorché sia concessa la sospensione condizionale della pena, per alcuno dei delitti previsti dall’articolo 3, comma 1, i dipendenti indicati nello stesso articolo sono sospesi dal servizio». Da qui l’avvio delle pratiche di licenziamento. L’autista era nel libro paga del Comune dopo il trasferito dalla Provincia.
La vicenda vede imputati l’ex sindaco Di Pangrazio e altre quattro persone. Le contestazioni fanno riferimento al 2013 quando la polizia giudiziaria mise i sigilli a tre auto di proprietà dell’ente Provincia: due Alfa Romeo e una Fiat Panda. Furono indagati tre autisti: Patrizia Zazzara di Pescina, Mario Scimia dell’Aquila e Bianchini di Ovindoli (questi ultimi due anche per truffa ai danni dello Stato), oltre alla dirigente Paola Contestabile con l’accusa di peculato e Anna Maceroni, dipendente pubblica, con contestazioni marginali. Gli inquirenti sostengono come Di Pangrazio, già dirigente in Provincia e da sindaco di Avezzano, avesse utilizzato l’auto della Provincia per fini personali, e come, addirittura, gli stessi autisti ne avessero totale uso, fino a riuscire a riportarsi l’auto nella propria abitazione, compresi i weekend. In particolare, vengono contestati 7 viaggi, compreso uno a Ischia. Il tutto condito dalle spese che sarebbero state caricate alla Provincia. Per cui ci sono le accuse di truffa, peculato, falso e abuso di ufficio. Tra le altre accuse, secondo gli inquirenti, il fatto che quando la delibera 18/2011 venne firmata, Di Pangrazio sapesse che il giorno successivo sarebbe stato nominato direttore dell’istituendo Dipartimento speciale. Meccanismo che, per la tesi accusatoria, avrebbe portato a Di Pangrazio «un ingiusto profitto pari a 18mila euro annui quale retribuzione accessoria», ottomila in più rispetto ai capi degli altri dipartimenti. L’ex sindaco di Avezzano ha sempre respinto le accuse e riguardo alla delibera ha sempre sostenuto di aver semplicemente dato un parere tecnico e che non vi era certezza della sua nomina. Il processo riprenderà giovedì all’Aquila. Per l’accusa, sono stati chiamati a testimoniare l’attuale sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis, all’epoca assessore con Di Pangrazio, e il dirigente al Personale, Claudio Paciotti.
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