Lioce, respinto il ricorso: è lecito ascoltare i colloqui di chi è detenuto al 41 bis

La brigatista rossa si trova nel penitenziario di Preturo, sconfitta in Cassazione I giudici: «Sì ai controlli audio, in questi casi si applicano regole più restrittive»
L’AQUILA. Le autorità possono ascoltare i colloqui privati di Nadia Desdemona Lioce, la brigatista rossa detenuta in regime di 41bis nel supercarcere Le Costarelle dell’Aquila.
Lo ha sancito la Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla stessa ergastolana che contestava il controllo audio dei suoi colloqui voluto dal tribunale di sorveglianza aquilano.
Il ricorso, per la Cassazione, è inammissibile proprio perché Lioce è al 41 bis e in questi casi si applicano regole più restrittive. Nel dettaglio, per i giudici, «sebbene viga un divieto di controllo auditivo dei colloqui dei detenuti con i familiari e altri visitatori volto a garantire la segretezza dei colloqui, la ricorrente non si confronta con il fatto che la stessa è sottoposta al regime differenziato del 41 bis per il quale si applica la regola più restrittiva in tema di colloqui visivi o telefonici».
E ancora, si legge nella sentenza dei mesi scorsi, ma solo ora divenuta di dominio pubblico: «La detenuta ha diritto a un colloquio ma con obbligo di controllo auditivo e di registrazione, sebbene previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria, come nel caso in esame nel quale l’ascolto auditivo era stato autorizzato dal magistrato».
Così è stata confermata l’ordinanza prodotta nel novembre scorso dal tribunale di sorveglianza, mentre l’ergastolana è stata condannata a pagare tremila euro di spese legali per la presentazione di un ricorso inammissibile.
La brigatista, mai pentita, ha partecipato agli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi. Fu arrestata nel 2003 sul treno Firenze-Roma in un conflitto a fuoco in cui perse la vita un agente di polizia. Dal 2005 è detenuta nel supercarcere aquilano, insieme ad altri grandi nomi della criminalità italiana. Su tutti, da gennaio, il boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, anche lui ovviamente in regime di carcere duro al 41 bis, ma attualmente ricoverato nell’ospedale dell’Aquila a seguito di un intervento chirurgico. (l.t.)
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