Liste d’attesa di un anno per 300 pazienti

Anziani e disabili esclusi dalla riabilitazione a domicilio. Il Tribunale del malato: «Cure inutili con questi tempi biblici»
SULMONA. Sono più di trecento i casi di anziani o disabili che affollano le liste di attesa, lunghe un anno, della riabilitazione e dell’assistenza domiciliare. Tra loro c’è anche una ragazza in carrozzina, di 30 anni: la madre non riesce più ad occuparsi da sola, essendo la giovane cresciuta di peso e statura.
Oltre a lei, ci sono centinaia di anziani con la riabilitazione che viene assegnata ad un anno dall’intervento subìto o dal problema ortopedico venuto fuori.
È questo il risvolto locale della riforma del piano sanitario avviata a livello regionale per il responsabile regionale del Tribunale per i diritti del malato, Edoardo Facchini. Al di là delle questioni del declassamento dell’ospedale, per i volontari dell’associazione di tutela dei pazienti sarebbe ora di occuparsi di cose pratiche. A dimostrazione del numero elevato di casi, il mese scorso il Tdm aveva denunciato quello limite di un 95enne colpito da ictus a cui la riabilitazione era stata programmata ad un anno.
Tempi infiniti che cozzano con il diritto alle cure e alle salute e soprattutto con il nuovo modello di sanità voluto dalla Regione, che taglia il più possibile i ricoveri non necessari a fronte di un’assistenza sui territori o direttamente in casa dei pazienti.
«Non è normale che agli sportelli Asl non si facciano protocollare le domande e le richieste dei cittadini», spiega Catia Puglielli, «e purtroppo è una pratica usuale che noi crediamo non sia legittima».
Un intoppo burocratico che non sta facendo altro che allungare le già infinite liste di attesa per i pazienti della Asl, tanto che ormai bisogna aspettare un anno. A meno che non si sia disposti a sborsare un extra di spese per rivolgersi a strutture private o a professionisti esterni al sistema sanitario nazionale.
«Qui il problema fondamentale non è il declassamento dell’ospedale, quanto il basso livello dell’assistenza sanitaria domiciliare», rimarca la Puglielli, «ci sono centinaia di casi, soprattutto di anziani o disabili, che si vedono assegnare la riabilitazione a un anno, con le cure che visti i tempi biblici diventano inutili e le patologie che diventano croniche. I rappresentanti istituzionali devono rendersene conto. Chiediamo al sindaco Annamaria Casini di farsi carico di queste situazioni».
E il sindaco di Sulmona promette un suo interessamento: «Visto che sono stata chiamata in causa, mi farò parte attiva per conoscere nel merito le problematiche e verificare le soluzioni».
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