Liste di attesa di 2 anni per terapie riabilitative

22 Luglio 2016

La protesta di tante famiglie che non possono accedere ai centri convenzionati I problemi riguardano soprattutto i più giovani. I privati come unica alternativa

L’AQUILA. Liste di attesa di oltre due anni per ricevere terapie riabilitative nei centri convenzionati dalla Asl che operano in città. La denuncia arriva da alcune famiglie tra le centinaia che hanno fatto richiesta di cure di supporto per contrastare deficit e ritardi cognitivi, motori e del linguaggio. Giovani, giovanissimi, bambini ricorrono all’assistenza offerta in convenzione. La Asl, L’Aquila –Avezzano – Sulmona monitora caso per caso attraverso dell’Unità di valutazione multidimensionale (Uvm) del distretto sanitario che invita il medico di base a formulare un’impegnativa con la richiesta di terapia da inoltrare ai centri specializzati sul territorio. È qui che iniziano i problemi. Infatti, le terapie per molto tempo restano solo sulla carta in quanto i centri non riescono a smaltire le lunghe liste d’attesa che si vanno a formare, lasciando gli utenti in attesa interminabili. Nelle segreterie si accumulano faldoni di richieste che spesso restano inevase. Un problema che riguarda soprattutto i più piccoli. All’Aquila, per riabilitazione psicomotoria, logopedia, fisioterapia o psicoterapia ci si può rivolgere a tre centri accreditati. Due di questi, uno al vecchio presidio ospedaliero di Collemaggio e l’altro a Pizzoli, fanno diretto riferimento all’Unità operativa di neuropsichiatria Infantile - Centro regionale per le psicosi infantili. Il terzo è il San Stefar un importante punto di riferimento ambulatoriale che conta 16 sedi in tutta la regione. Quello nel capoluogo è attivo da oltre 30 anni. In tutti e tre i centri, le equipe multidisciplinari interne si avvalgono di nuove metodologie per le formulazioni di piani terapeutici individualizzati per adulti e bambini. Al lavoro si alternano professionisti dal profilo altamente specializzato, medico e sanitario non medico. Spesso si lavora oltre il limite, anche nei mesi estivi e c’è anche da fare i conti con il budget individuato dalla Regione attraverso le Asl per questo tipo di assistenza. Si tratta di risorse non sufficienti a smaltire le liste. «Siamo molto preoccupati», commentano i genitori di un bimbo di 5 anni in attesa di terapia riabilitativa psicomotoria. «I posti sono limitati e tante persone rischiano di ricevere assistenza solo sulla carta, nonostante il parere favorevole dell’Unità di valutazione. Porte chiuse continuamente». L’unica alternativa è ricorrere a centri di assistenza privati dove però bisogna pagare per intero la prestazione con dei prezzi a seduta che non sono certo alla portata di tutte le famiglie.

Un problema analogo è stato riscontrato in altre zone dell’Abruzzo, specie nell’area frentana.(fab.i.)

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