Lite sul programma di Biondi

Masciocco (Mdp) strappa il documento in aula. Ma la maggioranza lo approva
L’AQUILA. Sette ore e passa di dibattito sul programma di mandato. Cioè su quello che il centrodestra pensa di realizzare nei prossimi cinque anni. Otto emendamenti, presentati da un consigliere di opposizione, De Santis, al documento del sindaco Biondi. Poi il colpo di teatro del consigliere Masciocco che strappa in quattro parti i fogli della discordia, li getta nel cestino e dà dello «squadrista» al sindaco. Il programma passa con 20 sì, 8 no e 2 astenuti (Serpetti e De Santis dell’opposizione). Per essere appena il quarto consiglio dell’era Biondi, non c’è male.
LO STRAPPO. Altro che Perdonanza. Altro che collaborazione. Altro che apertura. Quando, poco prima di mezzogiorno, prende la parola il consigliere Mdp-Articolo 1 Giustino Masciocco, si capisce subito dove andrà a parare. «Falsa modestia, falso buonismo e, per alcuni, falsa moralità». Poi l’attacco frontale. «In due mesi ho visto tre sindaci diversi: quello che chiede collaborazione ai veterani, perché in consiglio ci sono tanti giovani, il 14 luglio; quello che minaccia e dice “mi dispiace per voi che un cafone di paese viene ad amministrare la vostra città”, mostrando l’anima squadrista e di destra, il 31 luglio; quello che chiede pacificazione e collaborazione, il 23 agosto. Se abbiamo fatto qualcosa di male denunciateci, sennò tacete. E lei, sindaco, scelga la busta; numero uno, due o tre? Un copia-incolla senza cuore, né pathos, senza date: così non va: riscrivetelo». E a questo punto Masciocco strappa il programma. Timide reazioni da destra, vista la sorpresa.
DANNUNZIANI. Il sindaco Biondi, a fine serata, definirà il gesto «una simpatica teatralità, quasi dannunziana». Per il resto, la giornata disegna i ruoli del consiglio. La maggioranza schiera il veterano Giorgio De Matteis come avanguardista. «Avete lasciato 140 milioni di soldi disponibili e non spesi e parlate pure? Qua ogni giorno ne esce una». Dall’altra parte, il capogruppo Pd Stefano Palumbo si vede bocciare la pregiudiziale (21 no, 12 sì) sul programma di mandato «copia-incolla». Strappo di Masciocco a parte, la seduta si trascina con interventi senza acuti. Con le dovute eccezioni.
PERDONANZA. Angelo Mancini (L’Aquila sicurezza lavoro) accende la miccia sulla Perdonanza. «L’assessore Di Cosimo ha parlato, in un’intervista, del fatto che la festa stava diventando una sagra paesana. Le ricordo che, negli anni passati, l’evento veniva gestito da un’istituzione che ai tempi del centrodestra fece parlare di sé per scandali infiniti, dai premi non pagati alle entrate fittizie ai debiti, che ancor oggi ci trasciniamo dietro. La storia la deve fare completa». Poi nuovo affondo, sulle scuole. «Sindaco, dopo averci fatto la campagna elettorale, le hai fatte le verifiche sulle scuole? Ci sono le determinazioni dirigenziali? Quali sono i soldi in bilancio? Dove metti gli studenti? ».
DI BENEDETTO. Il candidato sindaco sconfitto usa toni meno accesi dei compagni di banco. Prima pensa a due emendamenti, poi rinvia tutto ai prossimi consigli, trasformandoli in mozioni. Primo punto: forfettizzazione delle tasse per le imprese dopo la sospensione post-sisma, col rischio ancora reale di dover restituire il 100%. Secondo: inserire un capitolo al programma di mandato riguardante la memoria delle vittime del sisma, sollecitando un provvedimento legislativo per indennizzare i familiari esclusi dalle provvisionali dalla Cassazione.
MONETA LOCALE. Il sindaco Biondi annuncia che presto il Comune batterà moneta. Si lavora a un progetto di moneta complementare «versione pulita e positiva del bitcoin che darà diritto a sconti in ambito locale». Infine, il caso dello striscione pro Regeni sparito da Palazzo Fibbioni, sollevato dalla consigliera Carla Cimoroni (L’Aquila chiama). Il sindaco: «Si era danneggiato e quando abbiamo messo le bandiere a Palazzo Fibbioni, che ne era privo, è stato rimosso e immagazzinato. Credo che non sarà rimesso lì, ma in un’altra sede istituzionale come via Avezzano».
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