Lite sull’autonomia differenziata

16 Aprile 2024

Quattordici no, ordine del giorno dell’opposizione respinto in consiglio comunale

L’AQUILA. L’autonomia differenziata irrompe in consiglio comunale, e lo spacca in due. Con 11 voti favorevoli e 14 contrari ieri è stato infatti respinto l’ordine del giorno presentato dalla consigliera del Partito democratico Stefania Pezzopane e condiviso dalle opposizioni unite, volto a contrastare l’iter approvativo della cosiddetta riforma Calderoli, già passata in Senato e ora in attesa del voto alla Camera. Alla discussione hanno partecipato anche la segretaria della Flp Cgil, Miriam Del Biondo, la vicepresidente nazionale Anpi, Elisabetta Leone, il presidente regionale Uncem, Lorenzo Berardinetti, e il senatore Michele Fina. Livelli essenziali delle prestazioni, principi costituzionali, logiche partitiche, appartenenze territoriali e destini regionali in termini di sanità, istruzione, lavoro e sicurezza energetica. Questi i temi attorno ai quali si è incardinato il dibattito, entrato subito nel vivo con Pezzopane che ha messo in guardia rispetto a «un decreto che spacca il paese, intrecciandosi con quello sul premierato in uno scambio di favori tra Lega e Fratelli d’Italia destinato ad aprire grandi varchi e nuove disuguaglianze, con l’Abruzzo che perderà tra i 600 milioni e il miliardo di euro di fondi sulla sola sanità, a vantaggio degli extrafinanziamenti destinati al nord». Il rischio all’orizzonte, secondo Pezzopane, è quello di una «secessione mascherata» che determini «un Paese spaccato con un uomo solo al comando» caratterizzato da una «contrazione dei diritti universali sanciti dalla Costituzione». Enrico Verini di Azione ha poi parlato degli effetti della riforma sul sistema d’istruzione, che condurrebbe al «ricorso al privato» e quindi a «una scuola di serie A e una di serie B, non solo tra nord e sud del Paese». Gianluca Marinelli della Lega ha parlato invece di una riforma ispirata al «principio di giustizia ed equità, che lascia la possibilità ai territori di poter amministrare le proprie risorse in base alle proprie necessità specifiche». Il capogruppo di FdI, Leonardo Scimia, ha ribadito che la riforma «non spaccherà il paese, bensì andrà a differenziare le autonomie delle regioni. Non si ravvisano i motivi per cui l’Abruzzo non debba avere le capacità amministrative, fermo restando che si tratta di un iter avviato oltre 20 anni fa dallo stesso centrosinistra». (t.d.b.)
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